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HELLPITLa fortezza degli avventurieri

Aventure a Fondovalle

Il Rintocco di Fondovalle Capitolo 11: La Biblioteca Proibita

Il Rintocco di Fondovalle

Capitolo 11: La Biblioteca Proibita

Il secondo piano della Torre dell’Astronomo si rivelò, con sollievo iniziale di tutti e quattro, sorprendentemente meno ostile del precedente nessuna trappola immediata, nessun guardiano arcano che li accogliesse con fuoco o rune minacciose. Solo file di scaffali carbonizzati, alcuni miracolosamente ancora in piedi, che custodivano volumi la cui sopravvivenza sembrava sfidare ogni logica dopo decenni di abbandono.

«Una biblioteca» disse Elara, la voce che tradiva un’eccitazione quasi religiosa nonostante o forse proprio a causa di tutto ciò che avevano già affrontato per arrivare fin lì. «Una vera biblioteca arcana, praticamente intatta.»

«Perché ho la sensazione» disse Dorian, l’aria che si faceva percettibilmente più fredda a ogni passo, «che “intatta” sia una parola che nasconde qualcosa di molto meno rassicurante di quanto suggerisca?»

Nessuno ebbe il tempo di rispondere prima che l’aria stessa sembrasse condensarsi in una forma semitrasparente, emersa direttamente da uno degli scaffali con un lamento che gelò il sangue a tutti e quattro simultaneamente.

Il Custode Dimenticato

La figura che si materializzò davanti a loro era, un tempo, chiaramente umana un giovane, a giudicare dai lineamenti ancora parzialmente riconoscibili nonostante la trasparenza spettrale, il volto contorto in un’espressione di sofferenza eterna che sembrava trascendere qualunque dolore fisico.

«Voi…» sussurrò lo spettro, la voce che riecheggiava come proveniente da molto lontano, nonostante la vicinanza fisica. «Non siete di lui. Non siete i suoi servi.»

Krag si posizionò immediatamente davanti agli altri, l’ascia sollevata con la prontezza istintiva di chi ha imparato a diffidare di ogni minaccia soprannaturale. Ma Valeria, con un gesto rapido, gli posò una mano sul braccio.

«Aspetta» disse, gli occhi fissi sulla figura tormentata davanti a loro con un’espressione che oscillava tra la cautela professionale e una compassione genuina. «Non sta attaccando. Sta… implorando.»

«Aiutatemi» sussurrò lo spettro, la voce che si spezzava in un’eco di dolore antico. «O unitevi a me nell’oblio. Non importa più, ormai. Nulla importa più, da così tanto tempo.»

«Chi eri?» chiese Valeria, avvicinandosi con la cautela di chi si rivolge a un animale ferito piuttosto che a un mostro un approccio che, notò Dorian con un misto di ammirazione e apprensione, sembrava essere diventato la sua specialità personale nel gruppo.

La Storia dello Spettro

«Un allievo» rispose la figura, il ricordo che sembrava faticosamente riaffiorare attraverso secoli di oblio spettrale. «Uno studente, qui, quando questa torre era ancora viva di conoscenza e ambizione. Studiavamo insieme, io e.… lui.»

«Malachar Voss» completò Elara, la voce bassa, quasi rispettosa del dolore che permeava ogni parola dello spettro.

Un fremito attraversò la figura semitrasparente al nome, un misto di riconoscimento e angoscia rinnovata. «Era brillante» continuò, «più brillante di chiunque altro in questa accademia. Ma la sua ambizione superava di gran lunga la sua saggezza. Un esperimento fallito, un rituale spinto troppo oltre i limiti della prudenza… io ero presente, quella notte. Sono morto per il suo errore, mentre lui…»

Non finì la frase. Non ce n’era bisogno.

«Sei rimasto legato a questo luogo da allora» disse Valeria, la comprensione che le addolciva la voce. «Intrappolato dallo stesso evento che lo ha trasformato in ciò che è ora.»

«Secoli» sussurrò lo spettro. «Secoli a vagare tra questi scaffali, a ricordare frammenti sempre più sbiaditi di chi ero. Finché voi non siete arrivati. I primi, in tutto questo tempo, che non fossero suoi servitori.»

Una Scelta Difficile

«Possiamo aiutarti?» chiese Valeria, la domanda genuina nonostante l’incertezza pratica su cosa, esattamente, quell’aiuto potesse comportare.

Lo spettro rimase in silenzio per un lungo momento, la forma semitrasparente che tremolava come una fiamma sul punto di spegnersi.

«Sapete dove si trova il passaggio» disse infine, non del tutto una risposta diretta. «Verso il basso. Verso dove lui si nasconde ora. Posso mostrarvelo. E in cambio…» La voce vacillò, carica di una richiesta che sembrava quasi troppo dolorosa da pronunciare ad alta voce. «In cambio, vorrei solo riposare. Finalmente. Dopo tutto questo tempo.»

Dorian sentì un nodo insolito stringersi in gola non paura, questa volta, ma qualcosa di più vicino alla tristezza pura. «Sai» disse, con una gentilezza che sorprese persino sé stesso, «ho conosciuto molte persone disposte a tutto pur di ottenere l’immortalità. Sei la prima che incontro disperata di liberarsene.»

«L’immortalità senza scopo» rispose lo spettro, «non è un dono. È una condanna.»

Fu Valeria, alla fine, a offrire ciò che lo spettro cercava una preghiera sussurrata, carica di una pace che sembrava propagarsi nell’aria stessa della biblioteca come luce calda in mezzo al freddo innaturale. La figura spettrale si dissolse lentamente, non con la violenza di una sconfitta in battaglia, ma con la dolcezza di qualcosa che finalmente, dopo secoli, trovava riposo.

«Grazie» fu l’ultima parola, appena udibile, prima che la biblioteca tornasse silenziosa ma questa volta di un silenzio diverso, meno carico di sofferenza residua.

Il Tomo Rivelatore

Dove lo spettro era scomparso, un singolo volume rimase visibile su uno scaffale altrimenti dimenticato come se la sua ultima azione, prima di dissolversi definitivamente, fosse stata quella di indicare loro qualcosa di importante.

Elara lo recuperò con mani che tremavano leggermente, non di paura ma di rispetto per ciò che avevano appena testimoniato. «”Sulla Natura dei Non-Morti Superiori”» lesse il titolo ad alta voce, sfogliando rapidamente le prime pagine con crescente interesse.

«Utile?» chiese Krag, la voce che tradiva quanto, dopo l’esperienza appena vissuta, cercasse disperatamente qualcosa di concreto su cui concentrarsi.

«Potenzialmente cruciale» rispose Elara, gli occhi che scorrevano rapidamente paragrafi densi di annotazioni arcane. «C’è un intero capitolo sulle debolezze rituali dei vampiri più antichi. In particolare… quelli legati a oggetti benedetti provenienti dal loro luogo di origine mortale.»

«Fondovalle» disse Dorian lentamente, i pezzi che si assestavano ancora una volta in un quadro sempre più strategicamente utile. «Voss è nato qui. Se questo libro ha ragione…»

«Potremmo avere un vantaggio» completò Valeria, «quando arriverà il momento di affrontarlo direttamente.»

Il Passaggio Verso il Basso

Guidati dalle ultime indicazioni lasciate dallo spettro prima di dissolversi, trovarono infine ciò che cercavano: una botola nascosta sotto il pavimento della biblioteca, rinforzata da simboli runici ormai spenti da tempo, come se l’energia che un tempo li alimentava si fosse lentamente consumata nel corso dei secoli.

La botola si aprì con un cigolio metallico che riecheggiò nel silenzio circostante, rivelando una scalinata a chiocciola che scendeva ben oltre quanto la struttura visibile della torre avrebbe dovuto logicamente permettere.

Un freddo innaturale risalì dalle profondità, insieme a un debole, lontanissimo eco di voci che cantavano in una lingua che nessuno di loro riconosceva.

«Bene» disse Dorian, guardando in basso con un’espressione che tradiva quanto, ormai, fosse diventato quasi routine affrontare l’ignoto più oscuro con un misto di terrore e ostinata determinazione. «Direi che siamo ufficialmente arrivati al punto di non ritorno.»

«Siamo passati il punto di non ritorno settimane fa» disse Krag, con la franchezza che lo contraddistingueva. «Questo è solo… il prossimo passo.»

Valeria, stringendo ancora tra le mani il ricordo della pace concessa allo spettro, annuì lentamente. «Per lui» disse, «e per tutti quelli come Corin, che meritano di essere liberati da questa sofferenza. Andiamo a finire ciò che abbiamo iniziato.»

Elara richiuse con cura il tomo appena recuperato, riponendolo nello zaino con la stessa attenzione che avrebbe riservato a un’arma preziosa perché, in fondo, forse lo era davvero.

«Verso il basso, allora» disse, l’ultima ad avviarsi lungo la scalinata a chiocciola, mentre il canto lontano si faceva, con ogni passo, leggermente più distinto.

Nessuno dei quattro sapeva ancora, con esattezza, cosa li attendesse in quelle profondità. Ma tutti e quattro, ormai, comprendevano fin troppo bene che non c’era più alcun modo di tornare indietro non con Fondovalle che aspettava, non con tutte le vite già spezzate lungo il cammino, non con la certezza crescente che l’unica via d’uscita da quella storia passasse attraverso un confronto finale con Lord Malachar Voss stesso.

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Continua nel Capitolo 12: “Il Corridoio delle Ossa Parlanti”