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HELLPITLa fortezza degli avventurieri

Aventure a Fondovalle

Il Rintocco di Fondovalle Capitolo 4: Il Velo Grigio

Il Rintocco di Fondovalle

Capitolo 4: Il Velo Grigio

Le settimane successive alla notte del magazzino portarono a Fondovalle una calma che Dorian trovava, personalmente, molto più inquietante di qualunque caos aperto. Le sparizioni sembravano essersi fermate. Il mercato notturno tornava lentamente a risplendere. Persino Miriam Hale, sebbene ancora in lutto per un figlio che non era né vivo né propriamente morto, aveva ripreso a tessere con una parvenza di normalità.

«Non mi fido» disse Dorian, per la terza volta in altrettanti giorni, mentre il gruppo sedeva attorno a un tavolo della locanda ormai adottata come quartier generale ufficioso. «Una città che smette improvvisamente di avere problemi non ha smesso di avere problemi. Ha smesso di notare i problemi. È diverso, ed è peggio.»

«Concordo» disse Elara, senza alzare lo sguardo dal suo taccuino ormai riempito per metà di schizzi del simbolo dell’occhio velato, analizzato da ogni angolazione possibile. «Il ciondolo che abbiamo trovato non è opera improvvisata. La qualità dell’incisione, la coerenza del design… questo è un simbolo con una storia. E le storie, di solito, hanno anche un seguito.»

Fu in quel momento che un uomo anziano, dall’aria febbrile e dagli occhiali spessi che gli scivolavano costantemente sul naso, si materializzò accanto al loro tavolo con la sottigliezza di chi non aveva mai imparato l’arte della discrezione.

«Il simbolo» disse, senza nemmeno presentarsi, indicando il ciondolo che Elara aveva lasciato sul tavolo. «L’ho già visto. Decenni fa. Se è tornato a circolare in città, dobbiamo parlare. Subito, e non qui.»

Cassian Bell

Si spostarono, su insistenza dell’uomo Cassian Bell, si presentò poi, ex studioso della Torre dell’Astronomo ormai in pensione in una piccola biblioteca privata stipata di libri che sembravano più vecchi della città stessa.

«Il Velo Grigio non è un culto di demoni, ragazzi» disse Cassian, versando del tè con mani leggermente tremanti. «È peggio. Adorano un essere che promette loro l’immortalità in cambio di… offerte. Non c’è dio in questo. Solo fame, vestita con abiti eleganti.»

«Confortante» commentò Dorian, sorseggiando il tè con un’espressione che tradiva quanto lo trovasse, in realtà, tutt’altro che confortante.

«Avete detto di avere anche una lettera» continuò Cassian, gli occhi che brillavano dietro le lenti spesse con l’eccitazione di chi non aveva avuto un vero problema intellettuale da risolvere da troppo tempo. «Posso vederla?»

Elara estrasse la pergamena cifrata trovata sotto l’altare, porgendola con la cautela di chi maneggia qualcosa di potenzialmente pericoloso cosa che, tecnicamente, era anche vera.

Cassian la esaminò per lunghi minuti, mormorando tra sé frammenti di lingue che Dorian non riconosceva, prima di alzare lo sguardo con un’espressione a metà tra il trionfo e l’orrore.

«”Il Velo si raduna alla luna piena, nella Villa dei Marchetti”» lesse infine ad alta voce. «”Solo chi porta il segno può entrare. Il Benefattore attende nuove offerte prima dell’inverno.”»

Il silenzio che seguì fu quello tipico di un gruppo che aveva appena ricevuto esattamente l’informazione che sperava, e che ora doveva affrontare la scomoda realtà di doverla usare.

«La Villa dei Marchetti» ripeté Valeria lentamente. «Il mercante di stoffe?»

«Proprio lui» confermò Cassian. «E la prossima luna piena è tra quattro giorni.»

Metodi di Indagine

I quattro giorni successivi si trasformarono in quello che Dorian avrebbe poi ricordato come “l’operazione investigativa più caoticamente efficiente della sua carriera criminale, anche se tecnicamente non era più una carriera criminale, il che era di per sé preoccupante”.

Valeria si offrì di indagare su Padre Ellard, il prete della Cappella cittadina, le cui recenti donazioni anonime avevano attirato la sua attenzione fin dalla prima settimana. «È un uomo di fede» disse, con la ferma convinzione di chi crede ancora, nonostante tutto, nella redenzione. «Se è coinvolto, voglio capire se lo è per malizia o per debolezza. Fa differenza, per come intendo affrontarlo.»

«Fa differenza per te» borbottò Krag, non del tutto convinto. «Per me, un traditore è un traditore.»

«Per questo tu resti fuori dalla Cappella» rispose Valeria, con un sorriso che smorzava solo in parte la fermezza del tono. «Preferirei non dover spiegare al Consiglio perché un prete corrotto è stato lanciato attraverso una vetrata.»

Krag non negò che fosse una possibilità concreta.

Elara, dal canto suo, si dedicò con zelo quasi religioso ai registri pubblici del mercato, cercando tracce della ricchezza improvvisa di Dorian Marchetti. «Un uomo che passa da “mercante modesto” a “proprietario di una villa con feste esclusive” in pochi mesi» disse, sfogliando pergamene ingiallite con la velocità di chi ha fatto della ricerca ossessiva una seconda natura, «o ha fatto un investimento straordinariamente fortunato, o ha venduto qualcosa che nessun registro ufficiale vuole ammettere.»

Krag, non avendo particolare talento né per la teologia né per la contabilità, si offrì semplicemente di “tenere d’occhio le strade” un’attività che consisteva, in pratica, nel bere birra in tre taverne diverse ascoltando ogni pettegolezzo cittadino con l’attenzione di un uomo che aveva imparato, suo malgrado, a distinguere la paura vera dal semplice gossip.

E Dorian? Dorian si occupò, con un entusiasmo che sorprese persino sé stesso, di Dorian Marchetti in persona.

Una Cena con il Mercante

«Sapete» disse Dorian, la sera prima del raduno, aggiustandosi il colletto di una giacca presa in prestito o meglio, “presa in prestito” nel senso più libero e meno legale del termine «c’è una certa ironia poetica nel fatto che io, un ex ladro decaduto, mi infiltri a cena da un mercante arricchito che probabilmente vende la propria anima a un vampiro. È quasi commovente.»

«Concentrati» disse Valeria, aggiustandogli distrattamente il colletto con l’efficienza materna di chi ha ormai accettato il ruolo, non richiesto, di tenere a bada le tendenze teatrali del gruppo. «Devi solo farti invitare al raduno di domani, non sposare l’uomo.»

«Il fascino non ha un interruttore, Valeria. O c’è, o non c’è.»

La cena con Dorian Marchetti si rivelò, in effetti, sorprendentemente facile il mercante, ansioso di mostrare la propria nuova ricchezza a chiunque sembrasse abbastanza sofisticato da apprezzarla, si lasciò conquistare in meno di un’ora da un Dorian Vane nei panni del “nobile viaggiatore in cerca di investimenti interessanti”, un ruolo che calzava con la naturalezza di una seconda pelle.

«Domani sera ho un piccolo… raduno» disse Marchetti, versando vino con la mano leggermente tremante di chi non è ancora del tutto abituato al proprio nuovo status. «Persone di gusto raffinato. Sono certo che vi troverete a vostro agio.»

Persone di gusto raffinato che venerano un vampiro, pensò Dorian, mantenendo un sorriso perfettamente calibrato. «Non vedo l’ora» disse ad alta voce.

Ciò che Ellard Non Disse

Nel frattempo, Valeria trovava la propria conversazione con Padre Ellard molto meno agevole di quanto sperasse.

Il prete, un uomo dal volto stanco e dagli occhi che evitavano sistematicamente i suoi, rispondeva a ogni domanda con la vaghezza pratica di chi ha avuto molta pratica nell’evitare argomenti scomodi.

«Le donazioni» disse Valeria, per la quarta volta, «da dove provengono esattamente, Padre?»

«La generosità dei fedeli assume molte forme, sorella.»

«La generosità dei fedeli di solito non implica anonimato assoluto e un simbolo che assomiglia sospettosamente a un occhio velato inciso sul retro delle monete donate.»

Il silenzio che seguì fu abbastanza lungo, e abbastanza carico, da confermare a Valeria tutto ciò che aveva bisogno di sapere, anche senza una confessione esplicita.

«Non so cosa sia davvero» disse infine Ellard, la voce che si spezzava in un modo che suonava, con suo sollievo, più come debolezza che come vera malizia. «Mi hanno promesso protezione. Per la Cappella. Per la mia gente. Non ho mai chiesto troppe domande, perché temevo la risposta.»

«Questo,» disse Valeria, con una fermezza che nascondeva a stento la delusione, «è esattamente il problema.»

Non lo denunciò, quella sera. Ma non gli offrì nemmeno l’assoluzione che lui sembrava disperatamente cercare.

La Vigilia del Raduno

La sera prima della luna piena, i quattro si ritrovarono di nuovo attorno al tavolo ormai familiare della locanda, ciascuno con un frammento diverso di un quadro che iniziava, lentamente, a comporsi.

«Dunque» riassunse Elara, disegnando linee di collegamento sul proprio taccuino con la soddisfazione di chi ama vedere una teoria confermarsi. «Marchetti ha ricchezza sospetta e un invito pronto per Dorian. Ellard è coinvolto ma riluttante. E domani sera, alla Villa dei Marchetti, qualcuno chiamato “il Benefattore” si aspetta nuove offerte.»

«Riassunto perfetto» disse Dorian, «se non fosse che manca il dettaglio più importante: come diavolo entriamo tutti quanti senza destare sospetti, quando l’unico invitato ufficiale sono io?»

Fu Krag, sorprendentemente, a rispondere per primo. «Servitori» disse semplicemente. «Le feste hanno sempre bisogno di servitori. Nessuno guarda in faccia chi porta i vassoi.»

Valeria e Elara si scambiarono uno sguardo che oscillava tra lo scetticismo e la rassegnata accettazione.

«Sai» disse Dorian, con un sorriso lento che tradiva quanto trovasse l’idea, contro ogni previsione, brillante, «per essere un uomo che parla a stento in frasi complete, hai appena avuto l’idea migliore di tutta la settimana.»

Krag si limitò a scrollare le spalle, come se fosse ovvio.

Fuori dalla locanda, la luna cresceva lentamente verso la propria pienezza, indifferente al fatto che sotto la sua luce, l’indomani, quattro estranei diventati compagni si sarebbero infiltrati in una villa di eleganza posticcia per smascherare un culto che aveva scelto Fondovalle come proprio terreno di caccia senza ancora sapere fino a che punto quella caccia fosse solo l’inizio di qualcosa di molto più antico e paziente.

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Continua nel Capitolo 5: “Il Rito Interrotto”