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HELLPITLa fortezza degli avventurieri

Aventure a Fondovalle

Il Rintocco di Fondovalle Capitolo 9: La Dama Grigia

Il Rintocco di Fondovalle

Capitolo 9: La Dama Grigia

Il cortile abbandonato dietro i magazzini del porto era esattamente il tipo di luogo che Dorian avrebbe scelto lui stesso per un incontro clandestino abbastanza isolato da garantire discrezione, abbastanza aperto da non offrire nascondigli sgraditi, illuminato da un unico lampione tremolante che proiettava ombre lunghe e instabili sui muri scrostati.

Il che, rifletté con un misto di orgoglio professionale e crescente apprensione, significava anche che era esattamente il tipo di luogo che una predatrice esperta avrebbe scelto per la stessa ragione.

«La sento» sussurrò Krag, immobile accanto a una catasta di casse che offriva una copertura parziale. «Vicina. Ma non da dove pensavamo.»

Fu allora che una figura emerse dall’ombra proprio al centro del cortile non da un lato, non furtivamente, ma con la sicurezza tranquilla di chi sa perfettamente di essere al sicuro, indipendentemente da chi la circondi.

Ysolde Thane

Era bellissima, notò Dorian con un disagio che non aveva nulla a che fare con l’attrazione fisica bellissima in un modo che metteva a disagio, troppo immobile, troppo perfetta, come una statua scolpita da un artista ossessionato dalla precisione più che dalla vita.

«Così voi siete i piccoli segugi che infastidiscono il mio lavoro» disse, un sorriso che non raggiungeva minimamente i suoi occhi. «Peccato. Iniziavo quasi a divertirmi a osservarvi.»

«Ci hai osservato?» chiese Elara, il taccuino già in mano nonostante la palese assurdità di prendere appunti in quel momento un’abitudine, ormai, più forte di qualunque considerazione pratica.

«Da settimane» rispose Ysolde, la voce carica di un’amabilità che rendeva le sue parole ancora più inquietanti. «È stato… istruttivo. Il vostro piccolo gruppo ha un potenziale che raramente vedo in dilettanti così recenti al mestiere.»

«”Dilettanti”» ripeté Dorian, con un tono di offesa teatrale che nascondeva a stento la tensione reale che gli stringeva lo stomaco. «Direi che abbiamo affrontato un culto intero e un vampiro spawn confuso senza morire nemmeno una volta. Mi sembra un curriculum abbastanza rispettabile.»

«Oh, adorabile» disse Ysolde, il sorriso che si allargava leggermente. «Ha ancora senso dell’umorismo. Sarà un peccato spegnerlo.»

L’Offerta

«Prima di tutto ciò che state pensando di fare» continuò Ysolde, muovendosi con una grazia innaturale che sembrava sfidare le leggi normali del movimento, «vi offro una scelta. Il mio padrone apprezza la determinazione, quando è ben indirizzata. Informazioni sui suoi piani, in cambio della vostra rinuncia a proseguire queste indagini così… fastidiosamente insistenti.»

«Un vero patto col diavolo» commentò Dorian, la voce che tradiva più cautela di quanta il tono leggero volesse ammettere. «Letteralmente, considerando le circostanze.»

«Non fidatevi» disse Valeria immediatamente, il simbolo solare già stretto in pugno. «Qualunque cosa offra, il prezzo reale sarà sempre più alto di quanto sembri.»

Ysolde inclinò la testa con un’espressione che oscillava tra il divertimento genuino e una sottile, quasi impercettibile, valutazione tattica. «Saggia» disse, rivolta a Valeria. «Ma la vostra amica chierica dimentica che a volte il prezzo più alto è proprio ciò che si rifiuta di pagare.»

«Non ci interessano i tuoi giochi mentali» disse Krag, l’ascia già impugnata con una fermezza che non lasciava spazio a ulteriore negoziazione. «Sappiamo cosa sei. E sappiamo cosa serve il tuo padrone.»

Il sorriso di Ysolde si affilò leggermente, l’amabilità superficiale che iniziava a scivolare via come vernice che si stacca da una superficie più dura sottostante. «Peccato» disse semplicemente. «Speravo in una conversazione più civile.»

Lo Scontro

Ysolde si mosse con una velocità che rese quasi impossibile seguirla con lo sguardo, colmando la distanza fino a Krag in una frazione di secondo che strappò un’imprecazione sorpresa persino al barbaro, abituato ormai a combattimenti rapidi e brutali.

«Formazione!» gridò Valeria, ma questa volta la sua voce tradiva una tensione che nessuno scontro precedente aveva mai richiesto Ysolde non era un predatore confuso e affamato come Corin, né un fanatico inesperto come Marchetti. Era, in ogni movimento, una cacciatrice esperta che valutava costantemente le loro difese cercando la debolezza più sottile.

Krag deviò il primo assalto con l’ascia, ma il contraccolpo lo fece arretrare di un passo intero una forza che nessun avversario precedente aveva mai dimostrato.

«Interessante» disse Ysolde, la voce che manteneva quella calma inquietante anche nel mezzo del combattimento. «Forte, ma prevedibile. Proprio come tutti i barbari che ho incontrato nei secoli.»

«”Secoli”» ripeté Dorian, muovendosi rapidamente per fiancheggiarla mentre Elara preparava un incantesimo alle sue spalle. «Quindi confermi ufficialmente di essere antica quanto sembri. Buono a sapersi per la mia autostima, considerando quanto mi hai già fatto sentire inadeguato in questa conversazione.»

«Il tuo umorismo non ti salverà, piccolo ladro» disse Ysolde, voltandosi verso di lui con una velocità che lo colse quasi impreparato, gli artigli che gli sfiorarono il fianco lasciando una scia di dolore bruciante nonostante la parata parziale.

«Forse no» ansimò Dorian, arretrando con una smorfia di dolore mal celata, «ma tiene alto il morale di gruppo, e questo conta per qualcosa.»

Lo Sguardo Ammaliante

Fu quando Ysolde rivolse la propria attenzione a Elara probabilmente percependola, correttamente, come la minaccia arcana più significativa del gruppo che il combattimento assunse una piega più pericolosa.

«Guardami» disse Ysolde, la voce che assumeva un timbro quasi ipnotico, gli occhi che catturavano quelli di Elara con un’intensità innaturale.

Per un istante terrificante, Elara si irrigidì completamente, il corpo che si bloccava a metà di un incantesimo, gli occhi vitrei che fissavano Ysolde con un’espressione vuota che non le apparteneva.

«Elara!» gridò Valeria, gettandosi tra loro con lo scudo alzato, interrompendo bruscamente il contatto visivo con un movimento che le costò un’artigliata dolorosa sul braccio.

Il fascino si spezzò con la stessa rapidità con cui era stato imposto, Elara che boccheggiava come qualcuno emerso improvvisamente da acqua profonda. «Cosa… cosa è successo?»

«Non ora» disse Valeria, la voce tesa dal dolore ma ferma. «Combattiamo prima, analizziamo dopo.»

Il Punto di Rottura

Il combattimento proseguì con un’intensità che nessuno dei quattro aveva ancora sperimentato, Ysolde che si muoveva tra loro con una fluidità quasi liquida, ogni colpo calcolato per sfruttare il minimo momento di esitazione o disattenzione.

Fu solo attraverso una coordinazione quasi disperata Krag che assorbiva il peso maggiore degli attacchi diretti, Valeria che intercalava cure rapide con colpi di scudo difensivi, Elara che, ripresasi dallo shock del fascino, scagliava incantesimi con una precisione resa ancora più acuta dalla rabbia per essere stata quasi soggiogata, e Dorian che si infilava negli spazi lasciati vuoti con movimenti sempre più disperati ma ostinatamente precisi che il gruppo riuscì lentamente a guadagnare terreno.

«Sai» ansimò Dorian, parando un affondo che gli fece scricchiolare dolorosamente il braccio, «per essere una creatura che ci considera dilettanti, stai sudando parecchio per liberarti di noi.»

«I vampiri non sudano» ribatté Ysolde, ma qualcosa nella sua voce una tensione sottile, quasi impercettibile tradiva quanto quella frase suonasse più difensiva di quanto avrebbe voluto ammettere.

Fu Valeria, alla fine, a infliggere il colpo che segnò la svolta decisiva una preghiera carica di luce dorata che colpì Ysolde proprio mentre tentava di disimpegnarsi da un affondo di Krag, la luce sacra che le strappò un sibilo di dolore genuino, la prima vera crepa nella sua facciata di controllo assoluto.

La Fuga

Con la propria posizione improvvisamente compromessa, Ysolde arretrò con un movimento fluido, gli occhi che scorrevano rapidamente sui quattro avversari con una valutazione che aveva perso ogni traccia del divertimento iniziale.

«Sufficiente» disse, la voce che recuperava rapidamente la propria calma nonostante l’evidente danno subito. «Il mio padrone avrà ciò che gli serve: sa ora fin dove siete disposti ad arrivare.»

«Non te ne andrai così facilmente» ringhiò Krag, muovendosi per bloccarle la via di fuga.

Ma Ysolde si dissolse in una nebbia scura prima che potesse raggiungerla, la forma che filtrava attraverso le crepe dei muri circostanti e scompariva nella notte con una rapidità che rendeva vano qualunque inseguimento immediato.

Il cortile, improvvisamente silenzioso, sembrò trattenere il fiato insieme a loro.

Ciò che Restava

«È fuggita» disse Elara, la voce ancora leggermente scossa dall’esperienza del fascino subito. «Ma non è morta. E tornerà.»

«Lo sappiamo» disse Valeria, medicando rapidamente le ferite più gravi del gruppo con l’efficienza pratica che nascondeva a stento la propria stanchezza emotiva. «Ma abbiamo guadagnato qualcosa, stanotte. Le abbiamo dimostrato che non siamo prede facili.»

Fu Dorian, frugando tra gli effetti caduti durante il combattimento un piccolo lusso che Ysolde, nella fretta della fuga, non aveva avuto il tempo di recuperare a trovare la lettera sigillata che avrebbe cambiato definitivamente la direzione della loro indagine.

«”M.V.”» lesse ad alta voce, gli occhi che scorrevano rapidamente le poche righe scritte con una calligrafia elegante e innegabilmente antica. «Indirizzata a “M.V.” Le stesse iniziali del diario di Marchetti.»

«Malachar Voss» disse Krag, il nome che ormai pronunciavano tutti con la stessa gravità inquietante.

«Confermato, quindi» disse Elara, richiudendo lentamente il proprio taccuino. «Non è solo un sospetto o una teoria. È lui. Davvero lui, tornato dopo secoli.»

Il silenzio che seguì fu quello di quattro persone che avevano appena confermato, con certezza innegabile, di essere coinvolte in qualcosa di molto più grande e antico di qualunque cosa avessero immaginato di affrontare.

«Bene» disse infine Dorian, ripiegando la lettera con cura quasi eccessiva, come se il gesto meccanico potesse in qualche modo aiutarlo a processare la portata di ciò che li attendeva. «Direi che è ora di fare una piccola visita a quella torre in rovina di cui tutti parlano con tono così ammonitore.»

Nessuno degli altri tre trovò energie sufficienti per protestare contro l’ovvietà di quella conclusione.

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Continua nel Capitolo 10: “Le Rovine dell’Astronomo”