Il ritorno a Querciacupa ebbe il sapore amaro della cenere. Sebbene Taran Brand avesse pagato le cinquanta monete d’oro pattuite con mani tremanti di gratitudine, l’atmosfera nella locanda del Luppolo Nero era spettrale. Gli avventori sedevano immobili, i volti emaciati e gli occhi persi nel vuoto, consumando calici di un vino denso e scurissimo: il celebre Sangue-Spino. Sembravano gusci vuoti, insensibili a qualsiasi stimolo.
Padre Lucius, nella penombra del Tempio del Sole Calante, aveva confermato i loro timori peggiori. Esaminando una fiala di quel vino, il liquido aveva reagito all’acqua santa ribollendo come acido e rilasciando un vapore che odorava di tomba aperta.
«La tenuta dei Thorne, sulle colline a nord,» aveva sussurrato il vecchio sacerdote, consegnando loro alcune fiale d’acqua benedetta. «È lì che coltivano la vite. È lì che Vespera Thorne sta distruggendo la mente della nostra gente. Andate, e che il Sole non vi abbandoni.»
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La notte era fredda, dominata da una nebbia innaturale che risaliva i terrazzamenti della collina. I vigneti della Tenuta Thorne si allungavano come file di scheletri contorti nel buio.
Dorian avanzava silenziosamente, il mantello avvolto attorno al braccio sinistro per spezzare la sua sagoma. Il silenzio era assoluto, rotto solo dallo scricchiolio sinistro del terreno secco.
«C’è qualcosa che non va,» mormorò Valeria, la mano che stringeva lo scudo con tanta forza da sbiancarle le nocche.
Alla loro destra, appeso a un palo di legno in mezzo alle viti, uno spaventapasseri fatto di stracci logori e paglia scura oscillava leggermente. La testa, un sacco di juta grezza, era cucita con uno spago nero che formava un ghigno grottesco.
Improvvisamente, lo spaventapasseri sussultò.
Un rumore secco di legno spezzato risuonò nella nebbia. Gli arti di paglia si piegarono con un movimento innaturale, sfilandosi dal palo. Dai buchi degli occhi della juta si accese una luce rossa, infuocata e malevola. Alle loro spalle, un secondo guardiano di stracci scivolò giù dal suo sostegno, artigliando l’aria con dita fatte di rami affilati.
«Ci hanno scoperto!» gridò Elara.
Il primo spaventapasseri scattò con una velocità spaventosa per una creatura senza giunture. Si avventò su Valeria, gli artigli di legno che stridevano rabbiosamente contro l’armatura a piastre della chierica, lasciando solchi profondi nel metallo e spingendola indietro di un passo.
Krag non perse tempo. Con un ruggito primordiale che risvegliò le rune azzurre sulle sue braccia, il barbaro sollevò l’ascia bipenne. I muscoli del suo collo si tesero fino quasi a spezzarsi mentre abbatteva l’arma sul mostro di paglia. La lama spaccò il torace dello spaventapasseri, liberando una nube di polvere nera e paglia marcia, ma la creatura non vacillò: ruotò la testa di centottanta gradi e conficcò i suoi artigli di legno nella spalla del mezzorco. Krag ringhiò, il sangue che colava lungo il braccio, ma la rabbia della tempesta ne anestetizzò il dolore.
«Gusto ruvido, eh?» esclamò Dorian, balzando in avanti con un’agilità felina.
Lo spadaccino scivolò sotto il braccio teso del secondo spaventapasseri che tentava di ghermirlo. Con un movimento rapido come il morso di una vipera, Dorian conficcò la pinza da scherma nel ginocchio di legno della creatura, usandola come leva per farla sbilanciare, poi portò un affondo preciso con il fioretto dritto nel sacco di juta che fungeva da testa. La lama penetrò la juta, ma lo spaventapasseri rispose con un colpo di rovescio fulmineo che colpì Dorian al petto, scagliandolo contro una botte di legno vicina.
Dorian sputò un grumo di sangue, rialzandosi immediatamente con un ghigno dolorante. «D’accordo, niente colpi alla testa. Annotato.»
«Bruciate!» gridò Elara.
L’elfa tese le mani in avanti, i palmi aperti. Una lingua di fuoco concentrato (Mani Brucianti) divampò dalle sue dita, investendo in pieno lo spaventapasseri che teneva bloccato Krag. La paglia secca e gli stracci presero fuoco all’istante. La creatura si trasformò in una torcia vivente, emettendo un fischio stridente ed esalando un fumo nero e tossico prima di crollare a terra, ridotta in cenere.
Valeria, intanto, aveva respinto il suo assalitore con lo scudo. Sollevò il martello da guerra, che iniziò a brillare di una luce calda come il sole estivo. «Nel nome del Sole, consumati!» gridò, abbattendo il martello sul petto del mostro infuocato rimasto. L’impatto radioso creò un’onda d’urto che disintegrò lo spaventapasseri in mille pezzi ardenti, che si spensero lentamente nella nebbia.
Dorian si ripulì il bavero dalla cenere, respirando affannosamente. «Se l’esterno è così accogliente, non vedo l’ora di vedere gli interni.»
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Il gruppo penetrò nella villa attraverso lo scivolo di carico delle botti sul retro. Si ritrovarono in una vasta cantina sotterranea. L’aria era satura del profumo dolciastro del mosto, ma c’era una nota metallica dominante: l’odore del sangue.
Investigando tra gli scaffali di pietra, Elara trovò un registro delle spedizioni bagnato di vino. «Guardate qui,» disse, indicando le ultime righe. «Spedizioni massicce destinate alla Guarnigione della Palizzata e alla residenza personale del Consigliere Malakor. Stanno addormentando le guardie e i capi politici della città.»
«Dobbiamo sbrigarci,» disse Valeria, indicando una porta di ferro pesante in fondo alla stanza. Dietro la porta, si udiva il suono di canti soffusi e un liquido che scorreva.
Krag colpì la porta con una spallata devastante, scardinando il chiavistello di ferro con un fragore metallico.
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La stanza successiva era la cantina privata dei Thorne, una cappella sotterranea dominata da grandi archi di pietra. Al centro si trovava un enorme tino di pietra colmo di un liquido rosso cupo che ribolliva.
Sopra il tino, aggrappata alla trave di legno del soffitto come una creatura della notte, c’era una donna. Indossava un abito di velluto rosso lacerato sui fianchi. La sua pelle era di un pallore marmoreo, e i lunghi capelli neri ondeggiavano come se fossero mossi da una brezza invisibile.
Vespera Thorne li fissò con occhi rossi come braci ardenti. Rilasciò la presa sulla trave e atterrò al suolo senza produrre il minimo rumore, con una grazia letale.
«Intrusi nella mia cantina,» disse, la sua voce era una melodia suadente che sembrava risuonare direttamente nella mente dei presenti. Fissò Dorian, le labbra scure che si piegarono in un sorriso seducente. «E che campioni affascinanti. Dimmi, spadaccino… non vorresti assaggiare la mia riserva speciale? Ti darà la pace che hai sempre cercato.»
Dorian sentì la mente farsi nebbiosa, le braccia che si facevano pesanti. L’immagine di Vespera sembrava l’unica cosa importante nella stanza. Fece un passo in avanti, abbassando il fioretto.
«Dorian, no! È uno charme!» urlò Valeria, afferrandolo per la spalla e scuotendolo con forza.
La stretta ferrea dell’armatura di Valeria spezzò l’incantesimo mentale. Dorian scosse la testa, gli occhi grigi che brillarono di rabbia fredda. «Mia signora, apprezzo l’offerta, ma preferisco scegliere da solo con chi bere.»
Vespera ringhiò, rivelando canini affilati e lunghi. I suoi lineamenti aggraziati si contrassero in una maschera mostruosa. «Allora morirete!»
La vampira scattò in avanti con una velocità disumana, quasi invisibile all’occhio nudo. In un battito di ciglia fu addosso a Dorian. I suoi artigli affilati come rasoi tagliarono l’aria, colpendo la spalla dello spadaccino e lacerando il cuoio protettivo. Il sangue spruzzò sulla pietra. Dorian gridò di dolore, ma rispose all’istante: compì un passo indietro, sfruttando la spinta per portare un fendente rotante che colpì Vespera alla guancia, lasciando un taglio profondo che però iniziò a rimarginarsi quasi subito.
«Rigenera!» gridò Elara. «Dobbiamo colpirla con il fuoco o con l’energia radiosa!»
L’elfa tese il bastone, scatenando un Dardo di Fuoco che colpì Vespera alla schiena. La vampira urlò di rabbia quando le fiamme bruciarono le sue vesti e la sua carne, bloccando temporaneamente la sua guarigione innaturale.
Krag caricò, abbattendo l’ascia in un fendente verticale. Vespera schivò il colpo con un movimento fluido, ma il barbaro utilizzò il pomello dell’ascia per colpirla al volto, spaccandole il labbro e facendola indietreggiare verso il tino di pietra.
Vespera, vistasi braccata, colpì con un calcio devastante il tino di pietra. La roccia si incrinò e un’ondata di vino corrotto e tossico si riversò sul pavimento della stanza, creando una pozza viscosa e bollente. I fumi acidi iniziarono a bruciare la gola degli avventurieri.
Valeria avanzò nella pozza tossica, l’armatura che strideva sotto l’effetto dell’acido. Sollevò lo scudo, canalizzando tutta la sua fede. «Luce del Sole, distruggi l’oscurità!»
Un raggio di pura luce solare si sprigionò dal suo scudo, colpendo Vespera in pieno petto. La vampira emise un urlo straziante, la pelle che iniziava a fumare e a staccarsi sotto l’effetto della luce sacra.
«Dorian, ora!» gridò Valeria.
Dorian compì una corsa acrobatica lungo il bordo del tino di pietra rimasto intatto, evitando il liquido tossico sul pavimento. Con un balzo spettacolare, si lanciò dall’alto su Vespera. Mentre era in volo, sfilò una delle fiale d’acqua santa ricevute da Padre Lucius e la infranse direttamente sul volto della vampira.
L’impatto dell’acqua santa fu devastante: la carne di Vespera bruciò come se fosse stata colpita da acido puro. Mentre la creatura si contorceva cieca dal dolore, Dorian atterrò dietro di lei e spinse il fioretto con tutta la sua forza attraverso la schiena di lei, dritto al cuore.
Vespera Thorne si irrigidì. Il suo corpo iniziò a sgretolarsi, trasformandosi in cenere nera che scivolò via dal fioretto di Dorian, disperdendosi nella pozza di vino corrotto sul pavimento.
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La cantina tornò silenziosa, tranne che per il respiro affannoso dei quattro eroi.
Dorian si appoggiò a una colonna di pietra, tenendosi la spalla sanguinante. «Ditemi che… che abbiamo finito qui.»
Elara si chinò tra le ceneri di Vespera. Raccolse un ciondolo d’oro intatto e un piccolo diario rilegato in velluto. Aprì il diario, scorrendo le pagine scritte con una calligrafia elegante.
«Non abbiamo finito,» disse l’elfa, il volto serio. «Il diario di Vespera conferma i nostri sospetti. Il capitano della guarnigione di Querciacupa è sotto il loro controllo, e il Consigliere Malakor riceverà il ‘dono’ del vampiro durante il Gran Banchetto di questa sera. Vogliono prendere il controllo totale della città.»
Valeria si avvicinò a Dorian, poggiando una mano luminosa sulla sua ferita per lenire il dolore con la sua magia curativa. «Allora dobbiamo tornare immediatamente. La battaglia per Querciacupa è appena iniziata.»
