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HELLPITLa fortezza degli avventurieri

Avventure a Querciacupa

Capitolo 4: Banchetto con il Traditore

La preparazione per il Gran Banchetto d’Autunno richiese un tipo di coraggio del tutto nuovo per il gruppo. Infilarsi in un nido di mostri era una cosa; infilarsi in mezzo all’aristocrazia locale con vestiti presi in prestito era una tortura completamente diversa.

«Krag, ti prego, non respirare troppo forte,» disse Dorian, sistemandosi i polsini di pizzo di una camicia nobiliare leggermente logora. «Se strappi le cuciture di quella giacca, verremo arrestati per oltraggio al buon gusto prima ancora che per tradimento.»

Il barbaro, strizzato in un giustacuore di velluto verde scuro che minacciava di esplodere a ogni movimento delle sue spalle massicce, grugnì contrariato. «Vestito da stupido. Preferisco l’ascia.»

«Tutti preferiamo l’ascia alla tua conversazione da salotto, mio caro grande amico,» replicò Dorian con un occhiolino. Si girò verso Valeria ed Elara. La chierica indossava una tunica cerimoniale che copriva la sua armatura a piastre, mentre l’elfa portava un abito da viaggio blu notte. «Signore, siete splendide. Elara, quel cipiglio intellettuale si abbina magnificamente con la nebbia tossica. Valeria, cerca solo di non benedire il vino prima che io abbia avuto il tempo di rubarne una bottiglia non avvelenata.»

«Dorian, questa è una missione seria,» lo ammonì Valeria, secca. «Abbiamo le lettere rubate dalla caserma e le fiale della tenuta Thorne. Se il sindaco Durant non ci crede, la città cadrà stasera.»

«Se non ci crede, significa che ha la testa più dura di Krag, il che scientificamente parlando è impossibile,» sorrise lo spadaccino, controllando l’elsa del suo fioretto nascosto sotto il mantello. «Forza, andiamo a cena con il traditore. Offro io… o meglio, offre il sindaco.»

❖ ❖ ❖

Il Palazzo Municipale di Querciacupa risplendeva di torce e lampadari di cristallo. Nobili locali e mercanti arricchiti ridevano e brindavano, del tutto ignari del fatto che metà delle guardie che presidiavano le porte avessero gli occhi vitrei dei servitori dei vampiri.

Dorian si mosse tra la folla con la disinvoltura di un gatto in una pescheria. Rubò una tartina al volo da un vassoio d’argento, offrendone metà a un’indispettita Elara.

«Guarda lì,» sussurrò l’elfa, indicando con un cenno del mento il tavolo d’onore.

Il Barone Valerio Durant, sindaco di Querciacupa, sedeva su una sedia intagliata, ridendo alle parole del Consigliere Malakor. Quest’ultimo, vestito con sete scure e un pesante anello con sigillo d’ebano, sorseggiava vino da una coppa d’argento. La sua pelle aveva un colorito grigiastro, mascherato a stento dalla luce calda delle candele. Accanto a loro, il Capitano Kaelen Vane stava immobile, la mano perennemente sull’elsa della spada.

«Ah, il Consigliere Malakor,» commentò Dorian a bassa voce. «Ha lo stesso colorito sano di un merluzzo lasciato al sole da tre giorni. Mi chiedo quale sia il suo segreto di bellezza.»

Accompagnati da Taran Brand, che aveva facilitato l’ingresso, i quattro si avvicinarono al tavolo d’onore. Dorian si fece largo con un inchino così profondo ed esagerato che il pizzo della sua manica sfiorò quasi il piatto del sindaco.

«Barone Durant! Quale immenso onore,» esclamò Dorian, la voce che risuonò limpida sopra il brusio della sala. «Ero preoccupato che il banchetto fosse noioso, ma vedo che avete invitato anche i morti viventi per movimentare la serata.»

Il silenzio calò di colpo sul tavolo. Il Barone Durant aggrottò le sopracciglia. «Chi siete voi? Guardie, che significa questo?»

Il Capitano Kaelen fece un passo avanti, ma Dorian sollevò una mano protendendo la lettera sottratta alla caserma. «Oh, Capitano, vi prego. Non interrompete sul più bello. Volevo solo chiedere al Consigliere Malakor se il suo vino preferito sia il Sangue-Spino comune o quello arricchito con anemia e servitù eterna. Dicono che il secondo abbia un retrogusto decisamente… complottista.»

Malakor strinse la coppa d’argento fino a piegarne il bordo. «Sciocchezze di viandanti impazziti. Sindaco, fate arrestare questi insolenti.»

«Sindaco Durant, guardate questo registro,» intervenne Valeria, mostrando i fogli doganali. «La guarnigione è stata drogata. Malakor sta vendendo Querciacupa a Lord Cassian Thorne.»

Il Barone Durant guardò la lettera del capitano, poi i registri, il volto che passava dal dubbio all’orrore. «Kaelen… Malakor… che significa questo?»

Capendo che il velo era stato squarciato, Malakor emise un sibilo disumano. La sua mascella si tese in modo innaturale e le sue pupille si dilatarono fino a cancellare il bianco degli occhi. «Significa, vecchio sciocco, che il tuo tempo è scaduto!»

Malakor scagliò la coppa d’argento contro il volto del sindaco. Il capitano Kaelen sfoderò la spada, gridando: «Per il Signore della Notte! Uccideteli tutti!»

Dalle ombre degli angoli della sala consiliare, l’oscurità sembrò prender vita. Due sagome fatte di puro buio strisciante si staccarono dalle pareti, mentre quattro guardie corrotte con le spade sguainate si avventarono sul gruppo.

❖ ❖ ❖

«Krag, spero che quel velluto verde sia lavabile in lavatrice, perché stiamo per sporcarlo!» gridò Dorian, sfoderando il fioretto con uno scatto metallico.

Una guardia corrotta si avventò sullo spadaccino con un fendente discendente. Dorian compì un mezzo passo indietro, lasciando che la lama nemica tagliasse solo l’aria a un millimetro dal suo naso. «Bel colpo! Mia nonna muove la scopa più velocemente, e lei è morta da dieci anni!» provocò Dorian, prima di compiere un affondo fulmineo che penetrò sotto l’ascella dell’avversario, recidendo i tendini del braccio destro. La guardia urlò, lasciando cadere la spada.

Krag, stanco di essere compresso nei vestiti eleganti, afferrò i bordi del suo giustacuore e lo strappò con un urlo animalesco, rivelando le rune azzurre che già brillavano sulla sua pelle nuda. Afferrò una pesante sedia di quercia del banchetto e la abbatté con una violenza spaventosa sulla testa di un’altra guardia, riducendo sia la sedia che l’elmo del soldato in frantumi.

«Molto meglio!» ruggì il barbaro, sfilando finalmente l’ascia bipenne dalla schiena.

Nel frattempo, una delle ombre evocate da Malakor si allungò verso Valeria, tentando di risucchiare la sua forza vitale. La chierica parò l’artiglio d’ombra con lo scudo, sentendo il metallo farsi gelido sotto l’energia negativa. «Luce sacra, consuma questa impurità!» gridò Valeria, scatenando un Dardo Tracciante a bruciapelo. Il dardo di energia radiosa trapassò l’ombra come un proiettile di sole, dissolvendola in una nube di fumo evaporato.

Dall’altro lato della sala, Elara alzò il bastone per intercettare il Capitano Kaelen, che stava caricando con la spada sguainata. L’elfa pronunciò una rapida formula protettiva, e una barriera invisibile (Scudo) bloccò l’attacco del capitano con un riverbero azzurrino.

«Interessante applicazione della forza bruta, capitano,» commentò Elara con freddezza accademica, prima di lanciare tre dardi incantati che lo colpirono al petto, facendolo indietreggiare.

Malakor, intanto, stava completando un incantesimo dal tavolo del consiglio, con le mani avvolte da un’energia rossastra. «Morirete tutti in questa sala!»

«Oh, risparmia il fiato, Consigliere. Il tuo alito è già abbastanza letale!» gridò Dorian.

Lo spadaccino corse lungo la tavola del banchetto, calpestando piatti d’argento e brocche di vino. Con una scivolata acrobatica tra i candelabri, schivò un dardo di fuoco lanciato da Malakor. Arrivato alla fine del tavolo, Dorian compì un balzo, atterrando direttamente sulle spalle del capitano Kaelen che stava ancora affrontando Elara. Sfruttando il peso per sbilanciarlo, Dorian gli sussurrò all’orecchio: «Capitano, mi spiace, ma stasera il servizio è pessimo!» prima di colpirlo alla tempia con l’elsa pesante del fioretto, facendolo crollare a terra privo di sensi.

Dorian balzò giù dal corpo del capitano e si voltò verso Malakor. Il consigliere, rimasto solo, tentò di recitare un incantesimo di comando, ma Valeria lo colpì alla schiena con il martello da guerra, spezzando la sua concentrazione.

Krag completò l’opera. Con un fendente rotante della sua ascia bipenne, tagliò l’aria con un fischio tremendo. La lama colpì Malakor al fianco, scagliandolo contro la parete di pietra della sala. Il corpo del consigliere, ormai consumato dalla corruzione necrotica, iniziò a sgretolarsi rapidamente, lasciando solo una manciata di cenere grigia e vestiti vuoti sul pavimento.

❖ ❖ ❖

La sala consiliare tornò silenziosa. I nobili superstiti guardavano la scena tremando, mentre il sindaco Durant si rialzava debolmente dal pavimento, scosso ma illeso.

Dorian rinfoderò il fioretto con un gesto teatrale e si voltò verso il sindaco. «Bene, Barone. Direi che la cena è stata un successo. Anche se il vostro consigliere era decisamente poco digeribile.»

Elara si avvicinò alle ceneri di Malakor. Tra i resti del suo abito, trovò una mappa stradale che conduceva nel cuore del Bosco dei Sussurri e una lettera bruciata sui bordi. La esaminò attentamente.

«Qui c’è scritto come raggiungere Castel Thorne,» disse l’elfa. «Ma c’è un avvertimento. La cripta di Cassian è protetta da una barriera di nebbia necrotica. Chiunque tenti di attraversarla senza la Lama del Sole, sepolta nel Mausoleo Dimenticato dei Thorne, muore all’istante.»

Valeria si guardò intorno, il volto severo. «Allora la nostra prossima meta è la tomba di famiglia. Dobbiamo trovare quell’arma prima che il vampiro completi il suo piano.»

Dorian raccolse una mela intatta dal tavolo, le diede un morso e sorrise. «Una tomba dimenticata piena di antichi guardiani e trappole mortali? Splendido. Proprio quello che ci voleva per riposarsi. Krag, sbrigati a toglierti quel velluto prima di fare altra violenza alla moda.»