La gola rocciosa che conduceva al mausoleo dei Thorne sembrava scavata da un dio adirato. Le pareti di pietra scura si stringevano sopra le teste della compagnia, e l’unica vegetazione era costituita da viticci spinosi e neri che graffiavano gli stivali di cuoio di Dorian.
«Un posto delizioso per una scampagnata,» commentò lo spadaccino, scostando un ramo secco con la punta del fioretto. «Mi chiedo se la famiglia Thorne abbia scelto questa gola per la quiete o semplicemente perché il mercato immobiliare delle cripte era in ribasso.»
«Rispetta i morti, Dorian,» mormorò Valeria, che procedeva tenendo la lanterna alta. «Questa terra è stata consacrata un tempo. Ora è solo… maledetta.»
«Oh, io ho il massimo rispetto per i morti, Valeria. In genere sono i clienti migliori: non si lamentano mai del conto e non si muovono durante i duelli,» ribatté Dorian con un sorriso sornione.
Arrivarono davanti a un’enorme porta di pietra grigia incastonata nella montagna. Bassorilievi logori mostravano la gloria e la caduta della casata Thorne. Al centro della porta, tre dischi di pietra girevoli recavano incisi i simboli del Sole, della Luna Piena e dell’Eclisse. Sopra l’architrave, un’antica iscrizione recitava:
«La luce cede al buio, il buio muore nel sole. Allinea il ciclo per varcare la soglia.»
«Oh, adoro i giochi di parole dei vecchi preti,» disse Dorian, avvicinandosi e appoggiando una mano su uno dei dischi. «Vediamo… se giro questo sul Sole, poi questo sull’Eclisse…»
«Non toccare nulla, idiota!» lo bloccò Elara, afferrando il braccio di Dorian. «È un ciclo logico. Se sbagli la sequenza, il sistema difensivo potrebbe ridurci in cenere o riempirci di dardi. Lascia analizzare a chi ha effettivamente studiato.»
«Ma io stavo solo valutando la consistenza della pietra, mia cara elfa,» sorrise Dorian, indietreggiando con un inchino. «Prego, la cattedra è tua. Cerca solo di non farci saltare in aria. Ho appena fatto lavare la camicia.»
Elara studiò i simboli per qualche istante, borbottando formule matematiche tra sé. «Il ciclo rappresenta il declino della luce e la sua successiva rinascita. La luce del Sole cede il passo all’Eclisse, il buio temporaneo. Poi, il buio muore nel Sole, ma prima si riflette nella Luna Piena, completando il ciclo. La sequenza corretta è Sole a sinistra, Eclisse al centro e Luna Piena a destra.»
Dorian si fece avanti con cautela, allungando le dita agili sui dischi di pietra. Con movimenti teatrali, come se stesse disinnescando una trappola mortale sotto gli occhi del pubblico, ruotò i tre blocchi di pietra. Ad ogni scatto, un rumore sordo di ingranaggi risuonò all’interno della roccia.
Quando l’ultimo disco si allineò sulla Luna Piena, un tremito scosse la montagna. La porta di pietra scivolò lentamente verso l’alto, rivelando un corridoio buio e umido da cui spirava un vento gelido che sapeva di polvere e ossa.
«Voilà,» disse Dorian, spolverandosi le mani. «La logica vince sempre, ma lo stile fa la sua parte.»
❖ ❖ ❖
Le catacombe interne erano un labirinto di corridoi fiancheggiati da nicchie sepolcrali. Dorian si muoveva rasente le pareti, lanciando occhiate curiose all’interno delle tombe crollate.
«Dorian, se provi a rubare anche solo un anello da quei sarcofagi, ti colpisco io stessa,» lo ammonì Valeria.
«Rubare? Ma per chi mi prendi?» rispose Dorian, fingendosi offeso. «La mia è solo una consulenza gratuita sulla tassa di successione della famiglia Thorne. Purtroppo per loro, sono in grave ritardo con i pagamenti.»
Un rumore di passi bagnati e veloci interruppe la conversazione. Dall’oscurità del corridoio davanti a loro emersero tre figure accovacciate. Erano ghoul. La loro pelle era tesa e grigiastra, le bocche deformate da mascelle sproporzionate piene di denti aguzzi e sporchi di bava acida. Artigliavano il pavimento con dita lunghe terminanti in unghie nere e affilate.
Emettendo un fischio acuto, i tre ghoul scattarono in avanti.
Il primo balzò verso Krag. Il barbaro parò l’assalto con il manico dell’ascia, ma il ghoul usò la forza del balzo per tentare di mordergli il collo. Krag ringhiò, colpendo la creatura con una testata devastante che spaccò il setto nasale del mostro, facendolo arretrare barcollante.
Il secondo ghoul puntò Dorian, muovendosi a quattro zampe con una rapidità disumana.
«Oh, cielo. Qualcuno ha decisamente bisogno di una visita dal dentista e di una crema idratante!» esclamò Dorian.
Lo spadaccino compì una piroetta laterale, schivando le grinfie del mostro per un soffio. Mentre il ghoul scivolò sul pavimento viscido, Dorian portò un affondo fulmineo all’indietro, senza guardare. La punta del fioretto penetrò precisamente nell’occhio del mostro, trapassandogli il cranio. Il ghoul emise un rantolo soffocato e si accasciò al suolo, immobile.
«Uno a zero per il fioretto,» sorrise Dorian, ripulendo la lama con uno scatto del polso.
Il terzo ghoul tentò di aggirare Valeria per colpire Elara, ma l’elfa batté il bastone a terra. Un’onda d’urto invisibile di energia magica (Onda Tonante) si sprigionò dall’impatto, colpendo il ghoul e scagliandolo contro la parete rocciosa con un fragore di ossa rotte.
Valeria completò l’opera avanzandogli incontro. Il suo martello da guerra, infuso di energia radiosa, colpì la creatura al petto con la forza di un fulmine solare. Il ghoul esplose in una nube di scintille dorate, lasciando solo cenere sul pavimento umido delle catacombe.
Krag, intanto, aveva bloccato l’ultimo ghoul rimasto sotto il suo enorme stivale. Con un colpo di grazia netto della sua ascia bipenne, troncò di netto la testa del mostro.
«Punteggio finale: due per i guerrieri fisici, uno per la magia, zero per l’igiene orale dei non morti,» concluse Dorian, rimettendosi in cammino.
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Raggiunsero la camera più interna del mausoleo: una cappella circolare dal soffitto parzialmente crollato. Un singolo raggio di luce lunare penetrava dall’alto, illuminando un sarcofago di marmo bianco posizionato al centro. Sopra di esso, fluttuava una spada corta dall’elsa d’argento a forma di sole nascente, avvolta in una calda aura dorata.
«La Lama del Sole,» sussurrò Valeria, facendo un passo in avanti.
Non appena mosse il piede, l’ombra del sarcofago si allungò a dismisura. La sagoma scura si sollevò dal pavimento, addensandosi in una figura imponente in armatura a piastre pesante e arrugginita. Due occhi azzurri, freddi e spettrali, brillarono all’interno dell’elmo. Stringeva tra le mani una grande spada a due mani, la cui lama era avvolta da un fumo nero e gelido.
Era lo spettro della tomba di Sir Tristan Thorne.
«Chi osa profanare la tomba dei Thorne?» tuonò lo spettro, la voce che risuonò come metallo stridente contro la pietra. «La Lama del Sole appartiene a coloro che servono la luce. Voi portate solo il puzzo dei mortali.»
Dorian fece un passo avanti, mettendosi in guardia con eleganza, un sorriso di pura sfida sulle labbra. «Sir Tristan, devo dire che la vostra postura è eccellente per qualcuno che non ha una colonna vertebrale da tre secoli. E per la cronaca, questo ‘puzzo di mortale’ è un profumo costoso importato dalla capitale. Si chiama ‘Fascino dello Schermidore’. Dovreste provarlo, fa miracoli contro l’odore di muffa.»
Sir Tristan emise un ruggito di rabbia spettrale e caricò. Nonostante l’armatura pesante, si mosse con una velocità spaventosa. Abbatté la sua grande spada su Dorian. Lo spadaccino schivò il colpo laterale gettandosi a terra e compiendo un rotolamento sul pavimento di pietra. La lama dello spettro colpì il pavimento roccioso, spaccandolo in due e sollevando detriti.
Krag si avventò sullo spettro lateralmente, colpendo l’armatura con l’ascia bipenne. L’impatto produsse un fragore metallico assordante, ma la lama d’acciaio sembrò attraversare lo spettro solo parzialmente, incontrando una resistenza innaturale. Tristan rispose con un colpo di scudo che scagliò Krag all’indietro. Poi, allungò la mano libera sul barbaro, rilasciando un’onda di freddo necrotico (Risucchio di Vita). Krag gridò di dolore, il volto che si fece improvvisamente pallido mentre la sua forza vitale veniva prosciugata.
«Krag!» gridò Valeria. La chierica scattò in avanti, interponendo il suo scudo dorato tra lo spettro e il barbaro ferito. Canalizzando il potere del Sole, sprigionò un’ondata di guarigione che restituì vigore alle membra di Krag.
Elara sollevò il bastone, evocando una sfera di fuoco concentrata che scagliò contro Tristan. La fiamma magica investì lo spettro, ma l’armatura a piastre spettrale assorbì gran parte del danno, limitandosi a fumare.
«Dorian, la spada! Prendi la spada!» gridò Elara.
Dorian balzò sopra il sarcofago di marmo bianco, evitando un fendente di rovescio di Tristan che distrusse la statua di un angelo alle sue spalle. Con un balzo acrobatico, lo spadaccino afferrò al volo l’elsa della Lama del Sole.
Non appena le sue dita cinsero l’argento, un calore improvviso e purificatore gli attraversò le braccia, scacciando la stanchezza. La lama della spada corta si accese di una luce solare intensissima, che illuminò a giorno l’intera cappella.
«Oh, sì. Questa si adatta perfettamente alla mia carnagione!» esclamò Dorian, compiendo un salto dal sarcofago direttamente verso Sir Tristan.
Lo spettro sollevò la sua grande spada a due mani per parare il colpo, ma la Lama del Sole tagliò l’arma spettrale come se fosse fatta di ghiaccio sottile. Con un movimento fluido e rotante, Dorian atterrò dietro lo spettro e portò un fendente diagonale attraverso la schiena corazzata di Tristan.
La luce solare dell’arma bruciò l’armatura e la nebbia necrotica che componeva lo spettro. Tristan si irrigidì, emettendo un sussulto che non era di dolore, ma di liberazione.
Gli occhi azzurri dello spettro si spensero lentamente. Sir Tristan Thorne si voltò verso Dorian, chinando la testa in segno di rispetto. «La Lama… ha scelto. Distruggi… mio fratello Cassian… libera la nostra casata…»
Il corpo dello spettro si dissolse in mille particelle di luce bianca che salirono verso l’apertura del soffitto, scomparendo nel cielo notturno.
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Dorian fece ruotare la Lama del Sole con un sorriso soddisfatto, ammirando il modo in cui l’arma magica rispondeva a ogni suo minimo movimento. «Direi che questa spada ha decisamente buon gusto. Che ne dite?»
Uscendo dal mausoleo, però, il sorriso dello spadaccino si spense.
Il cielo sopra la gola rocciosa si era tinto di un rosso sangue cupo e innaturale. La luna era coperta da un’eclisse scarlatta, e una nebbia densa e cremisi stava iniziando a scendere dalle montagne verso la valle di Querciacupa.
«Il rituale di Cassian è iniziato,» disse Valeria, guardando il cielo con orrore.
Dorian strinse l’elsa d’argento della Lama del Sole, il tono di voce insolitamente serio. «Allora direi che è il momento di fare una visita al castello. Abbiamo un vampiro da eliminare prima che rovini del tutto il panorama.»
