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HELLPITLa fortezza degli avventurieri

Avventure a Querciacupa

Capitolo 6: Sotto la Luna di Sangue

Il galoppo dei cavalli era l’unico suono che squarciava il silenzio innaturale della valle. Sopra di loro, la luna scarlatta sembrava un occhio aperto e sanguinante.

Dalla cima della gola rocciosa, Dorian tirò le redini del suo destriero, fermandosi sul ciglio del dirupo. Guardò indietro, verso la valle. A chilometri di distanza, le mura di Querciacupa erano illuminate da decine di fuochi. Si potevano udire, portati dal vento gelido, i rintocchi disperati delle campane della chiesa.

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Intermezzo: La Battaglia di Querciacupa

Sotto le palizzate della città, l’aria era densa di fumo e urla. Un’ondata di scheletri e zombi, emersi dai boschi circostanti, si stava abbattendo sui cancelli principali.

«Tenete la linea, maledetti codardi!» tuonò Taran Brand, abbattendo la sua pesante ascia da guerra sulla cassa toracica di uno scheletro. Il nano era coperto di fuliggine e sudore, ma i suoi occhi brillavano di ostinazione. «Se sfondano qui, non rimarrà più birra per nessuno!»

Al suo fianco, il Capitano Kaelen Vane, con la testa ancora fasciata dopo il duello al palazzo municipale, combatteva con la furia di chi cerca la redenzione. La sua spada d’ordinanza tagliava l’aria, abbattendo zombi uno dopo l’altro. «Combattete per le vostre famiglie! Dorian e i suoi stanno assaltando la fortezza! Dobbiamo solo resistere!»

Dalla torre della guarnigione, Padre Lucius sollevò le mani al cielo. Ogni volta che una breccia minacciava di cedere, un raggio di luce sacra scaturiva dalle sue dita, incenerendo i non morti e ridando coraggio ai boscaioli che impugnavano le scuri come armi da guerra. La città barcollava, ma resisteva, comprando con il sangue ogni singolo minuto necessario ai quattro eroi.

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Infiltrazione: Il Ponte della Nebbia

«Resistono,» mormorò Valeria, guardando i fuochi di Querciacupa. «Dobbiamo sbrigarci.»

«Allora smettiamola di goderci questo splendido panorama e andiamo a fare irruzione,» disse Dorian, spronando il cavallo verso l’abisso che separava la rupe da Castel Thorne.

Davanti a loro si stagliava il ponte levatoio del castello, avvolto da una barriera di fitta nebbia necrotica rossa. Dorian smontò da sella, sguainò la Lama del Sole e avanzò a piedi. Non appena la spada d’argento tagliò l’aria, la luce solare sprigionata dal metallo sibilò contro la nebbia rossa, vaporizzandola con un crepitio di energia radiosa. Il passaggio era aperto.

Ad attenderli sul portone c’erano due enormi Ghast dagli occhi gialli e tre scheletri arcieri appostati sulle torrette superiori.

«Krag, ti dispiace fare da ombrello contro quelle frecce?» scherzò Dorian, scattando in avanti.

Krag sollevò il suo scudo pesante, correndo a testa bassa. Le frecce degli scheletri rimbalzarono sul metallo mentre il barbaro si schiantava contro il primo Ghast, travolgendolo.

Dorian scivolò lateralmente sul selciato bagnato, evitando gli artigli del secondo Ghast. Con un movimento fluido, portò un affondo preciso alla gola del mostro, seguito da un fendente rotante che gli recise i tendini delle gambe. «Ottimo tentativo, bestione, ma la tua coordinazione è pessima quanto il tuo profumo!» esclamò lo spadaccino, lasciando che Valeria finisse la creatura con un colpo devastante del suo martello infuso di luce.

Elara sollevò il bastone, lanciando una Palla di Fuoco contro le torrette. L’esplosione incenerì all’istante gli scheletri arcieri, facendo crollare parte del cornicione di pietra.

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Missione Secondaria: Le Prigioni del Pianto

Entrati all’interno del castello, mentre correvano lungo un corridoio decorato con arazzi polverosi, un gemito sommesso proveniente da una scala a chiocciola sotterranea attirò l’attenzione di Valeria.

«Ci sono dei prigionieri là sotto,» disse la chierica, fermandosi. «Dobbiamo salvarli.»

«Valeria, il vampiro sta letteralmente oscurando il sole in questo momento,» protestò Dorian, indicando il soffitto. «Non potremmo rimandare le visite di cortesia a dopo?»

«Se non li salviamo ora, non ci sarà alcun sole sotto cui vivere, Dorian,» rispose Valeria, scendendo i gradini di corsa.

Dorian sospirò teatralmente, seguendola. «Odio quando ha ragione. Rovina tutto il mio cinismo.»

Nelle segrete, all’interno di una gabbia di ferro sospesa su una fossa di punte acuminate, c’erano quattro cittadini di Querciacupa, terrorizzati. A guardia della gabbia c’era un enorme Gargoyle di pietra grigia e un Ghast che stava affilando gli artigli sulle sbarre.

Il Gargoyle ruggì, spiegando le ali di pietra e balzando verso Valeria.

«Ehi, blocco di pietra!» gridò Dorian, lanciandogli contro un pesante candeliere di ferro. «Guarda da questa parte! Scommetto che il tuo scultore ha usato un asino come modello!»

Il Gargoyle, infuriato dalla provocazione, cambiò traiettoria a mezz’aria, dirigendosi verso Dorian con gli artigli protesi. Dorian attese l’ultimo istante utile; quando la creatura di pietra fu a pochi centimetri da lui, compì una spaccata acrobatica sul pavimento. Il Gargoyle non riuscì a frenare il proprio slancio e si schiantò contro una massiccia colonna di pietra retrostante, mandando in frantumi i propri artigli e rimanendo stordito.

Krag balzò sulla schiena del Gargoyle stordito, spaccandogli le ali di pietra con l’ascia bipenne, mentre Elara lanciava un dardo acido sul Ghast, sciogliendone la carne putrida.

Valeria colpì il meccanismo della gabbia con il martello, abbassandola in sicurezza e liberando i prigionieri. Tra di loro c’era il giovane nipote di Taran Brand.

«Correte verso l’uscita! Il sentiero è libero dalle nebbie!» ordinò Valeria.

«E non toccate nulla lungo la strada, il proprietario è molto geloso dei suoi soprammobili!» aggiunse Dorian con un sorriso, prima di indicare una porta adiacente.

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Missione Secondaria: L’Archivio Proibito

Prima di risalire, Elara notò che la stanza attigua era uno studio privato ricolmo di pergamene antiche e tomi rilegati in pelle umana.

«Qui ci sono le note del rituale di Cassian,» disse Elara, esaminando un leggio d’ebano. «Dorian, mi serve che tu apra quel cassetto blindato sulla scrivania. Subito.»

«Sempre a disposizione della scienza, mia cara,» rispose lo spadaccino. Si inginocchiò davanti alla scrivania, sfilando due piccoli grimaldelli d’argento dal colletto. In meno di dieci secondi, con un click metallico, il cassetto si aprì. «Gli studiosi hanno un modo decisamente complicato per dire ‘tenere fuori’.»

Elara recuperò un diario rilegato in velluto nero, scorrendo le pagine con dita tremanti. «Ecco! Il rituale crea una barriera di sangue attorno a Cassian, rendendolo immune a ogni attacco fisico e magico. La barriera è alimentata da tre condotti di sangue collegati a cristalli energetici nella stanza. Dobbiamo distruggere i condotti, o non potremo fargli del male.»

«Informazione decisamente utile,» disse Dorian, rialzandosi. «Detesto colpire cose che non possono sanguinare a loro volta.»

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Il Climax: La Cattedrale di Sangue

I quattro raggiunsero la sala del trono. Il soffitto era crollato, e la luce della Luna Rossa illuminava direttamente una gigantesca sfera di sangue fluttuante al centro della stanza. Tre spessi flussi di energia scarlatta collegavano la sfera a tre cristalli posizionati sugli altari laterali.

Davanti alla sfera, Lord Cassian Thorne si voltò lentamente. Indossava un’armatura cerimoniale d’argento scuro, e il suo volto, pur essendo pallido e segnato da vene nere, emanava una bellezza aristocratica e terribile.

«Siete arrivati tardi, piccoli insetti,» disse Cassian, la voce profonda che sembrava far vibrare la pietra sotto i loro stivali. «Il rituale è completo. La notte eterna calerà su questa valle, e Querciacupa sarà il mio banchetto personale per i secoli a venire.»

Dorian avanzò, facendo oscillare la Lama del Sole, che risplendeva di una luce calda e dorata in contrasto con il rosso scarlatto della stanza.

«Sapete, Lord Cassian, trovo che questo arredamento sia decisamente pacchiano,» disse lo spadaccino, sollevando un sopracciglio con fare critico. «Tutto questo rosso… e quel castello ha decisamente bisogno di una spolverata. Per non parlare della vostra dieta. Davvero, solo sangue? Nessun carboidrato? Spiega perché siete così pallido e irritabile.»

Cassian ringhiò, gli occhi che brillarono di una luce ferale. «La tua lingua biforcuta sarà la prima cosa che strapperò, spadaccino!»

Il vampiro scattò con una velocità inconcepibile, svanendo in una nebbia scura e riapparendo alle spalle di Dorian. Gli artigli d’argento scuro colpirono il mantello dello spadaccino, ma Dorian compì una piroetta, parando il colpo successivo con la Lama del Sole. L’impatto tra la luce solare e l’energia del vampiro produsse un crepitio di scintille dorate e rosse.

«Krag, Elara, Valeria! Pensate ai condotti di sangue! Io tengo occupato sua maestà il conte Dracula!» gridò Dorian, schivando un morso fulmineo di Cassian con un movimento del collo all’indietro.

Krag si avventò sul primo cristallo laterale. Con un urlo selvaggio, abbatté l’ascia bipenne sul flusso di energia scarlatta. La forza del colpo spezzò il condotto, facendo esplodere il cristallo in mille pezzi rossi.

Nel frattempo, Cassian aveva afferrato Dorian per la gola, sollevandolo da terra. «La tua piccola spada d’argento non può salvarti dal mio potere!»

Dorian, pur con il respiro mozzo, riuscì a fare un sorriso beffardo. «Forse no… ma il mio chierico di fiducia… sì!»

Valeria colpì il secondo condotto con un impatto radioso del martello, mentre Elara scatenava un fulmine magico sul terzo cristallo. Con la distruzione dell’ultimo condotto, la grande sfera di sangue al centro della stanza collassò su se stessa con un boato spaventoso, ed il vampiro emise un urlo di dolore quando la sua barriera protettiva si dissolse, lasciandolo vulnerabile alla luce solare.

Dorian, liberatosi dalla stretta, cadde a terra tossendo, ma si rialzò immediatamente. La Lama del Sole brillava ora con la massima intensità.

Krag corse verso di Dorian. «Spadaccino! Vola!»

Il barbaro incrociò le enormi mani. Dorian scattò, poggiò lo stivale sulle mani di Krag e il barbaro lo scagliò in aria con una forza prodigiosa.

Mentre era in volo, sospeso contro lo sfondo della luna rossa che stava iniziando a impallidire, Dorian strinse l’elsa della Lama del Sole con entrambe le mani. Valeria lo benedisse con un ultimo incantesimo di luce (Guida), che avvolse lo spadaccino in un’aura dorata.

Lord Cassian sollevò le braccia per proteggersi, ma Dorian si lasciò cadere su di lui. La Lama del Sole penetrò attraverso l’armatura d’argento scuro del vampiro, conficcandosi dritto nel suo cuore.

Cassian sgranò gli occhi, la carne che iniziava a bruciare ed evaporare dall’interno sotto l’effetto della luce solare pura. «Questo… non è… possibile…»

«Oh, è possibilissimo, mio caro conte,» sussurrò Dorian a pochi centimetri dal suo volto spettrale. «E ricordate: non si beve mai prima di aver pagato il conto.»

Il corpo di Lord Cassian Thorne esplose in una pioggia di cenere dorata che si disperse nel vento. La sfera di sangue si dissolse, trasformandosi in una pioggia innocua di luce solare che illuminò l’intera vallata.

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Epilogo: Un Nuovo Giorno

Il sole sorse sopra Querciacupa, non più coperto da nebbie o eclissi, ma caldo e radioso. Nelle strade, i cittadini ballavano e si abbracciavano, mentre le guardie corrotte si risvegliavano dallo stato di torpore mentale, confuse ma libere.

Nella piazza del mercato, davanti alla locanda del Luppolo Nero, il sindaco Durant consegnò ai quattro eroi un sacchetto colmo di monete d’oro e un documento ufficiale che cedeva loro la proprietà della vecchia tenuta collinare dei Thorne.

«La valle vi sarà per sempre grata,» disse Durant con solennità.

Dorian fece un inchino spettacolare, facendo oscillare il mantello verde ormai pulito. «Grazie, Barone. Accettiamo volentieri la tenuta. Anche se, devo dire, la cantina ha decisamente bisogno di essere rifornita di vino decente. Taran, offri un giro alla nostra salute!»

Mentre la folla esultava, Valeria guardò la strada che si snodava oltre la valle. «Cosa facciamo adesso, Dorian?»

Dorian diede un morso a una mela, sistemandosi il fioretto al fianco e sorridendo. «Beh, abbiamo una tenuta da ristrutturare, dell’oro da spendere e un intero continente pieno di nobili annoiati e mostri da provocare. Direi che la nostra avventura è appena iniziata.»