Il Rintocco di Fondovalle
Capitolo 13: La Resa dei Conti
Il passaggio successivo alla fossa dei ghoul si apriva su una sala circolare che strinse lo stomaco di tutti e quattro nell’istante stesso in cui vi misero piede non per il pericolo immediato, ma per la natura macabra e stranamente solenne di ciò che conteneva.
Corpi incappucciati, immobili, erano disposti in cerchio attorno a un simbolo dell’occhio velato inciso profondamente nel pavimento di pietra.
«Il Culto» sussurrò Valeria, la voce carica di un misto di orrore e comprensione dolorosa. «Gli ultimi membri. Quelli che hanno completato il loro… sacrificio.»
Il Santuario degli Adepti Caduti
Nessuno dei quattro si mosse immediatamente per esaminare più da vicino i corpi, ciascuno alle prese con il peso specifico di ciò che quella scena rappresentava l’esito finale, silenzioso e definitivo, di scelte disperate fatte da persone che avevano cercato, a modo loro distorto, una via d’uscita dalla propria insoddisfazione o paura.
Fu Elara, alla fine, a costringersi ad avvicinarsi con la disciplina professionale che le permetteva sempre di affrontare anche gli orrori più profondi attraverso la lente dell’osservazione clinica. «Dovremmo documentare» disse, la voce più bassa del solito. «Per le famiglie, se possibile. Per sapere cosa è successo davvero ai loro cari.»
Fu proprio esaminando i corpi con quella attenzione meticolosa che riconobbe uno dei volti, nonostante il pallore cadaverico e i segni evidenti del rituale subito.
«Dorian» disse, la voce che tradiva una sorpresa amara. «Vieni a vedere.»
Il ladro si avvicinò, e il riconoscimento gli strinse lo stomaco con una violenza inaspettata. «Marchetti» disse semplicemente, guardando i resti del mercante che aveva affrontato in duello alla villa, che le guardie cittadine avevano portato via in catene dopo il rito interrotto.
«Non è sopravvissuto alla prigione?» chiese Krag.
«O forse» disse Valeria, la voce carica di un’amarezza che tradiva quanto trovasse tutto ciò profondamente ingiusto, «Voss lo ha reclamato comunque, anche fallito il rituale originale. Un ultimo, macabro pagamento per una devozione che alla fine non gli ha portato altro che questo.»
Nessuno trovò nulla da aggiungere. Il silenzio che seguì fu carico di un rispetto riluttante persino per un uomo che avevano affrontato come nemico perché, in fondo, anche Marchetti era stato, in ultima analisi, solo un’altra vittima della fame paziente di qualcosa di molto più antico e crudele di lui.
La Soglia
Oltre il santuario degli adepti caduti, un ultimo corridoio conduceva a un’imponente porta di pietra runata l’ultima barriera, compresero immediatamente tutti e quattro, prima del vero santuario di Lord Voss.
E ad attenderli davanti a essa, appoggiata con noncuranza calcolata contro la pietra antica, c’era Ysolde Thane.
Le ferite del loro precedente scontro erano ormai un ricordo lontano sul suo volto perfetto, la pelle che sembrava aver recuperato ogni traccia di danno con un’efficienza che rendeva ancora più inquietante la sua natura innaturale.
«Il mio padrone mi ha proibito di uccidervi, l’ultima volta» disse, la voce carica di quella calma pericolosa che avevano già imparato a temere. «Voleva vedere fin dove sareste arrivati, quanto vi sareste dimostrati… interessanti. Ora che lo sa» un sorriso che non prometteva nulla di buono «quel divieto non vale più.»
Nessuna Ritirata
«Sapete» disse Dorian, sguainando il fioretto con un movimento che tradiva più determinazione che vera bravata, questa volta, «inizio a sospettare che questa conversazione non finirà con un altro dei tuoi patti mancati.»
«No» confermò Ysolde, staccandosi dalla porta con un movimento fluido che tradiva quanto, questa volta, non avesse alcuna intenzione di negoziare. «Questa volta, combatto fino alla fine. Non fallirò due volte di fronte al mio padrone.»
«Formazione» disse Valeria, ma questa volta la parola portava con sé il peso di settimane di combattimenti sempre più difficili, di crescita condivisa, di un legame forgiato attraverso pericolo dopo pericolo. «Come sempre. Come abbiamo sempre fatto.»
Krag si posizionò in prima linea con l’ascia sollevata, gli occhi fissi su Ysolde con un’intensità che tradiva quanto, per lui più che per chiunque altro nel gruppo, questo scontro rappresentasse qualcosa di profondamente personale un’eco, per quanto imperfetta, della battaglia che aveva perso anni prima contro le ombre che avevano distrutto la sua tribù.
«Questa volta» disse, la voce carica di una promessa cupa, «non scapperai nella nebbia.»
Lo Scontro Definitivo
Il combattimento che seguì fu, senza alcun dubbio, il più brutale e prolungato affrontato dal gruppo fino a quel momento Ysolde che combatteva ora con una ferocia sciolta da ogni pretesa di gioco o divertimento superficiale, ogni movimento calcolato per uccidere piuttosto che semplicemente valutare.
«Attenti al suo sguardo!» gridò Valeria, mentre Ysolde tentava nuovamente il proprio fascino ipnotico, questa volta rivolto verso Krag invece che verso Elara.
Il barbaro, però, aveva imparato dalla precedente esperienza del gruppo distolse lo sguardo con uno sforzo di volontà brutale, l’ascia che tracciava comunque un arco cieco che, per pura fortuna tattica più che precisione, trovò comunque il bersaglio.
«Non funziona due volte» ringhiò, ignorando il dolore del quasi-fascino per concentrarsi sul contrattacco.
Ysolde arretrò con un sibilo di sorpresa genuina la prima crepa evidente nella sua sicurezza granitica. «Impari in fretta» disse, la voce che tradiva ora una tensione reale.
«Abbiamo avuto ottimi insegnanti» rispose Dorian, infilandosi in un varco creato dalla momentanea distrazione della vampira, il fioretto che trovò un bersaglio prezioso al fianco prima che lei riuscisse a ruotare per intercettarlo completamente.
Il combattimento proseguì per quelli che sembrarono minuti interminabili, ciascuno dei quattro spinto oltre i propri limiti precedenti, Elara che scagliava incantesimi sempre più potenti nonostante la stanchezza crescente, Valeria che alternava cure disperate a colpi difensivi, Krag che assorbiva danni che avrebbero abbattuto chiunque altro con la pura ostinazione di chi si rifiuta categoricamente di fallire di nuovo, e Dorian che danzava attorno alla vampira con una precisione affinata da settimane di battaglie sempre più letali.
Il Momento Decisivo
Fu una combinazione perfetta, alla fine, a segnare la svolta definitiva Valeria che intonò una preghiera carica di tutta la propria fede accumulata attraverso settimane di dubbi e prove, la luce dorata che avvolse Ysolde in un momento di vulnerabilità totale, seguita immediatamente da un incantesimo di Elara che colpì con precisione chirurgica proprio mentre la vampira era ancora accecata dalla luce sacra.
Krag colse l’apertura decisiva con un colpo che mise in gioco ogni briciolo della propria forza accumulata, l’ascia che trovò finalmente un bersaglio vitale con una precisione che nessun colpo precedente aveva raggiunto.
Ysolde barcollò, gli occhi che per un istante tradirono qualcosa di simile a genuina sorpresa forse persino un residuo di rispetto prima che il colpo finale, sferrato da Dorian con tutta la precisione affinata in una vita di combattimenti disperati, ponesse termine alla battaglia in modo definitivo.
Non ci fu fuga in forma nebbiosa, questa volta. Solo silenzio, mentre il corpo di Ysolde Thane si accasciava definitivamente sul pavimento di pietra, la minaccia che li aveva perseguitati per settimane finalmente neutralizzata.
Oltre la Soglia
Per un lungo momento, nessuno dei quattro parlò, ciascuno alle prese con l’esaurimento fisico ed emotivo di una battaglia che aveva richiesto tutto ciò che possedevano.
«È finita» disse infine Valeria, la voce carica di un sollievo che faticava a esprimersi pienamente attraverso la stanchezza.
«Questa parte» corresse Dorian, guardando verso la porta runata che, ora priva del proprio guardiano, iniziò lentamente a cedere con un lamento di pietra antica. «Ma non credo che il vero problema sia mai stata lei.»
La porta si aprì completamente, rivelando un ultimo corridoio che scendeva dolcemente verso un bagliore rossastro in lontananza. Non c’erano più canti, né sussurri. Solo un silenzio carico d’attesa, come se l’intera catacomba trattenesse il fiato insieme a loro.
Krag raccolse dal corpo di Ysolde un pugnale d’argento cerimoniale, esaminandolo con un’attenzione che tradiva quanto, ormai, avesse imparato a riconoscere il potenziale valore strategico di ogni oggetto recuperato. «Potrebbe servire» disse semplicemente, riponendolo con cura.
«Contro di lui?» chiese Elara, gli occhi già fissi sulla luce rossastra in lontananza.
«Contro di lui» confermò Valeria, la voce che recuperava lentamente la propria fermezza nonostante la stanchezza. «Il vero nemico ci aspetta, oltre questa soglia. E questa volta, non c’è nessuno tra noi e lui.»
Dorian guardò i suoi compagni feriti, esausti, ma ancora in piedi, ancora determinati dopo settimane che avevano trasformato quattro completi sconosciuti in qualcosa di molto più vicino a una famiglia scelta che a un semplice gruppo di lavoro.
«Bene» disse, con un ultimo, fragile tentativo di leggerezza che nascondeva a stento la gravità del momento. «Allora direi che è ora di andare a conoscere finalmente l’uomo che ha reso la nostra vita così complicata negli ultimi mesi.»
Nessuno degli altri tre trovò le parole per rispondere. Ma tutti e quattro, con un’ultima occhiata di reciproca conferma, si incamminarono insieme verso quell’ultimo, decisivo corridoio verso il cuore pulsante dell’ombra che aveva minacciato Fondovalle, e verso la resa dei conti finale che li attendeva oltre.
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Continua nel Capitolo 14: “Il Signore di Fondovalle”
