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Aventure a Fondovalle · Uncategorized

Il Rintocco di Fondovalle Capitolo 14: Il Signore di Fondovalle

Il Rintocco di Fondovalle

Capitolo 14: Il Signore di Fondovalle

Il corridoio che scendeva verso il bagliore rossastro sembrava allungarsi a ogni passo, come se la distanza stessa si piegasse al volere di chi li attendeva in fondo. Nessuno dei quattro parlò durante quella discesa finale non per mancanza di cose da dire, ma perché ogni parola sembrava insufficiente rispetto al peso di ciò che stavano per affrontare.

«Prima di entrare» disse infine Valeria, fermandosi a pochi passi dall’apertura che si intravedeva più avanti, «voglio che sappiate una cosa. Qualunque cosa accada oltre questa soglia, sono grata genuinamente, profondamente grata di aver incontrato tutti voi in quella forgia, quella notte.»

«Stai facendo di nuovo il discorso sentimentale prima della battaglia» disse Dorian, ma la voce gli tremava leggermente, tradendo quanto anche lui condividesse, sotto la superficie scherzosa, lo stesso sentimento.

«Qualcuno deve pur farlo» rispose Valeria, con un debole sorriso. «Considerando che nessuno di voi sembra avere il coraggio di ammetterlo apertamente.»

Krag, con la franchezza che lo contraddistingueva anche nei momenti più solenni, posò brevemente una mano sulla spalla di ciascuno dei compagni un gesto raro, quasi impacciato, ma inequivocabilmente sincero. «Famiglia» disse semplicemente. «La tribù che ho trovato, quando pensavo di averla persa per sempre.»

Elara, gli occhi lucidi ma la voce ferma, annuì. «Qualunque cosa accada» disse, «abbiamo già vinto qualcosa che nessuno di noi possedeva prima di arrivare a Fondovalle.»

Dorian guardò i suoi compagni un’ultima volta, sentendo qualcosa stringersi nel petto che non aveva nulla a che fare con la paura del combattimento imminente. «Va bene» disse infine, la voce che recuperava un briciolo della propria consueta bravata. «Andiamo a rovinare la giornata a un vampiro secolare.»

Il Santuario

Oltre l’ultima soglia, si trovarono in un’ampia sala circolare che doveva essere stata, un tempo, una cripta cerimoniale ora trasformata nella dimora personale di un essere che aveva avuto secoli per rendere quel luogo un riflesso perfetto della propria natura paziente e crudele. Alte colonne di pietra nera sorreggevano un soffitto perso nell’oscurità, e al centro, su un trono ricavato da ossa e pietra fusa insieme da un’antica magia, sedeva Lord Malachar Voss.

Li osservò avvicinarsi con un sorriso paziente, quasi affettuoso l’espressione di chi ha aspettato questo momento per così tanto tempo da provarne, ormai, più curiosità che vera urgenza.

«Finalmente» disse, alzandosi con grazia innaturale. «Sapete, ho aspettato questo momento più di quanto immaginiate. Fondovalle mi ha rifiutato una volta, da vivo. Ora tornerò a reclamarla, un’anima alla volta e voi sarete solo un ricordo tra le tante offerte che questa città mi ha già fatto.»

Una Conversazione Prima della Fine

«Prima che iniziamo a menarci selvaggiamente» disse Dorian, sorprendendo persino sé stesso con la propria audacia, «ho una domanda genuina. Perché Fondovalle? Con secoli di vita davanti, con l’intero mondo a disposizione, perché tornare proprio qui, in un posto che ti ha già rifiutato una volta?»

Per un istante, qualcosa di simile alla malinconia attraversò il volto di Voss un’espressione che strideva profondamente con la propria natura predatoria, come un’eco fragile di un’umanità perduta secoli prima.

«Perché è casa» rispose semplicemente, la voce carica di un peso che tradiva più della semplice ambizione di potere. «Sono nato qui. Ho studiato qui, prima che tutto cambiasse. E questa città mi ha rifiutato, mi ha bandito, mi ha condannato all’oblio per aver osato cercare conoscenze che nessuno era abbastanza coraggioso da esplorare. Ora tornerò a reclamare ciò che mi appartiene di diritto.»

«Uccidendo i suoi abitanti» disse Valeria, la voce ferma nonostante la tensione crescente. «Trasformandoli in servitori senza volontà propria.»

«Concedendo loro l’eternità» corresse Voss, il tono che tradiva una convinzione genuina, per quanto distorta, nella propria visione. «Un dono che pochi hanno il coraggio di apprezzare pienamente.»

«Uno spettro, nella tua vecchia biblioteca» disse Elara, la voce carica di un’accusa silenziosa, «non sembrava apprezzare granché il tuo “dono”. È rimasto intrappolato per secoli, soffrendo, a causa del tuo esperimento fallito.»

Per la prima volta, qualcosa di simile a un vero turbamento attraversò il volto di Voss. «Lui…» iniziò, la voce che vacillava brevemente prima di recuperare la propria fermezza gelida. «Un sacrificio necessario, per la conoscenza che ho guadagnato quella notte. Come tutti i sacrifici che si sono resi necessari da allora.»

«Continui a chiamarli sacrifici» disse Dorian, la mano che scivolava lentamente verso l’elsa del fioretto. «Io li chiamerei semplicemente vittime.»

L’Inizio della Battaglia

«Basta parole» disse infine Voss, il tono che si raffreddava definitivamente mentre si preparava al combattimento. «Vediamo se le vostre azioni valgono quanto la vostra retorica.»

Si mosse con una velocità che sfidava qualunque previsione, colmando la distanza fino a Krag in un istante che strappò un’imprecazione al barbaro, costretto a deviare l’assalto con tutta la forza che possedeva.

«Formazione!» gridò Valeria, ma questa volta ogni membro del gruppo si mosse con la fluidità di chi ha combattuto fianco a fianco attraverso settimane di pericoli crescenti non c’era più bisogno di istruzioni dettagliate, solo la coreografia familiare di una squadra che si conosceva profondamente.

Le colonne del santuario, notarono presto con orrore, non erano semplicemente decorative: Voss le usava attivamente, canalizzando attraverso di esse onde di energia ombra che costringevano il gruppo a muoversi costantemente, mai fermi abbastanza a lungo da trovare un vero vantaggio tattico.

«Il rituale» ansimò Elara, evitando per un soffio un’esplosione di energia necrotica. «Il pugnale d’argento, Krag! Ora!»

Il Rituale di Indebolimento

Krag, ricordando le istruzioni faticosamente decifrate da Cassian Bell nei giorni precedenti un rituale minore, reso possibile dal pugnale d’argento cerimoniale sottratto a Ysolde e da un piccolo oggetto benedetto ottenuto da Padre Ellard, ormai genuinamente pentito estrasse rapidamente entrambi gli oggetti, intonando le parole che Valeria gli aveva insegnato con pazienza.

«Cosa credete di ottenere?» ringhiò Voss, un’incrinatura di reale preoccupazione che attraversava per la prima volta la sua voce controllata, mentre l’energia del rituale si addensava nell’aria.

«La tua vecchia vita» rispose Valeria, la voce carica di determinazione mentre canalizzava la propria fede per completare il rituale insieme a Krag. «Fondovalle ti ha dato la nascita, Voss. E Fondovalle, a quanto pare, può ancora reclamare un pezzo di te.»

Un’onda di energia dorata e argentea investì Voss nell’istante stesso in cui il rituale si completò, il vampiro che indietreggiò con un urlo di dolore genuino la prima vera ferita, non fisica ma profondamente sostanziale, inflitta dal gruppo in quella battaglia.

«Impossibile» sibilò, la voce che tradiva ora una vulnerabilità mai mostrata prima. «Nessun mortale dovrebbe conoscere quel rituale.»

«Abbiamo avuto ottimi insegnanti» disse Dorian, ripetendo quasi inconsciamente le parole pronunciate contro Ysolde, cogliendo l’apertura creata dal momentaneo shock di Voss per un affondo che trovò finalmente un bersaglio vitale.

Il Culmine dello Scontro

Con la propria forza innaturale parzialmente compromessa dal rituale, Voss combatteva ora con una ferocia disperata piuttosto che con la sicurezza granitica mostrata all’inizio un cambiamento che, paradossalmente, lo rendeva ancora più pericoloso nella propria imprevedibilità.

«Non capite» ringhiò, gli artigli che tracciavano archi sempre più selvaggi mentre il gruppo lo circondava progressivamente. «Ho aspettato secoli per questo momento. Non permetterò che quattro dilettanti mi privino di ciò che mi spetta di diritto!»

«”Dilettanti”» ripeté Dorian, con un’eco quasi ironica delle stesse parole usate da Ysolde settimane prima. «Iniziamo seriamente a considerare quella parola come un titolo onorifico, considerando quante volte l’abbiamo sentita da creature che poi abbiamo sconfitto.»

Fu un ultimo, disperato scambio di colpi a determinare l’esito finale della battaglia Valeria che canalizzava ogni briciolo residuo della propria fede in un’ultima, potente invocazione di luce sacra; Elara che scagliava un incantesimo che consumava le sue ultime riserve di energia arcana; Krag che si gettava avanti con tutta la forza accumulata attraverso settimane di battaglie sempre più letali; e Dorian che, cogliendo l’apertura decisiva creata dai suoi compagni, sferrò il colpo finale con una precisione che sembrava racchiudere ogni singola lezione imparata dal giorno in cui era arrivato a Fondovalle.

Lord Malachar Voss, indebolito dal rituale e sopraffatto dalla coordinazione di un gruppo che aveva sottovalutato fino all’ultimo istante, crollò infine sul pavimento del proprio santuario non con la fuga elegante di Ysolde, ma con la caduta definitiva di qualcosa che aveva creduto, per troppo tempo, di essere invincibile.

Il Silenzio Dopo la Tempesta

Per un lungo momento, nessuno dei quattro si mosse, l’esaurimento fisico ed emotivo di settimane di battaglie culminate in quell’istante decisivo che li lasciava, tutti insieme, semplicemente increduli davanti alla propria stessa vittoria.

«È.… finita?» chiese infine Elara, la voce carica di una speranza che faticava a credere pienamente reale.

«È finita» confermò Valeria, chinandosi accanto ai resti del vampiro con un misto di sollievo e una malinconia inaspettata. «Fondovalle è al sicuro.»

Krag, ripulendo l’ascia con movimenti lenti e stanchi, guardò verso l’alto verso quella che sapeva essere, oltre strati di pietra e terra, la superficie e la luce del giorno che presto sarebbe sorto. «Casa» disse semplicemente, la parola carica di un significato che non aveva più provato da cinque lunghi anni.

Dorian, frugando tra gli effetti del vampiro con la meticolosità di chi ha fatto della propria professione originale un’abitudine difficile da abbandonare del tutto, trovò un forziere personale contenente monete antiche e gemme preziose abbastanza, notò con un sorriso stanco, da riscattare finalmente il nome della propria famiglia, se davvero lo desiderasse ancora.

Ma quando alzò lo sguardo verso i suoi compagni feriti, esausti, ma vivi, e uniti da un legame che nessuna somma di denaro avrebbe mai potuto comprare si rese conto che quella ricchezza materiale, per quanto un tempo fosse stata il suo unico obiettivo nella vita, ora sembrava stranamente secondaria rispetto a ciò che aveva effettivamente guadagnato a Fondovalle.

Epilogo: L’Alba su Fondovalle

Con la distruzione di Lord Malachar Voss, la minaccia che aveva gravato sulla città per mesi giunse finalmente al termine. Nei giorni successivi, mentre la notizia si diffondeva lentamente tra i cittadini, Fondovalle iniziò un lento ma genuino processo di guarigione.

Padre Ellard, profondamente pentito del proprio coinvolgimento iniziale con il culto, dedicò le settimane successive a guidare la comunità attraverso il lutto collettivo per le vittime, la sua fede rinnovata da un’esperienza che lo aveva costretto a confrontarsi con le proprie debolezze più profonde.

Lady Miren Corvale, liberata definitivamente dalla dominazione mentale con la morte di Ysolde, divenne una sorprendente e appassionata alleata politica, spesso citando pubblicamente il coraggio del piccolo gruppo di eroi che aveva salvato la città da una minaccia che pochi altri avevano avuto il coraggio di affrontare direttamente.

Miriam Hale non rivide mai più suo figlio Corin la nebbia scura che lo aveva inghiottito nella cripta allagata non si era mai ricomposta in una forma riconoscibile. Ma trovò, nelle settimane successive, una parziale pace nella certezza che la sofferenza di suo figlio fosse finalmente terminata, e che il responsabile ultimo della sua tragedia non avrebbe mai più fatto del male a nessun altro.

E i quattro eroi che avevano reso possibile tutto questo?

Valeria tornò brevemente al Tempio della Luce per riferire della propria missione, ma trovò, con sua stessa sorpresa, che il desiderio di restare vicino ai propri compagni superava ormai qualunque richiamo verso le mura familiari del proprio ordine religioso.

Krag, per la prima volta in cinque anni, si permise di dormire una notte intera senza sognare le urla della propria tribù perduta sostituite, finalmente, da qualcosa di più vicino alla pace.

Elara iniziò a scrivere, con entusiasmo rinnovato, un resoconto dettagliato delle proprie scoperte arcane a Fondovalle, segretamente sperando che un giorno potesse essere sufficiente a riabilitare il proprio nome presso l’Accademia che l’aveva espulsa anche se, sospettava sempre più, non ne avesse più realmente bisogno per sentirsi realizzata.

E Dorian Vane, seduto sui gradini della locanda che era diventata, senza che se ne accorgesse pienamente, la sua vera casa per la prima volta dopo la caduta della propria famiglia, guardò l’alba sorgere su Fondovalle con un sorriso che, per una volta, non nascondeva assolutamente nulla.

«Sapete» disse ai suoi compagni, seduti accanto a lui a condividere quello stesso momento di quiete meritata, «quando sono arrivato in questa città, pensavo solo a un piccolo colpo redditizio prima di proseguire verso la prossima destinazione.»

«E ora?» chiese Valeria, con un sorriso che tradiva quanto già conoscesse la risposta.

Dorian guardò i suoi tre compagni la sua famiglia scelta, forgiata nel fuoco di una minaccia che nessuno di loro avrebbe mai immaginato di dover affrontare insieme e sentì, per la prima volta da quando aveva perso la propria casa d’infanzia, qualcosa di simile alla vera appartenenza.

«Ora» disse, «credo che resterò un po’ più a lungo del previsto.»

Nessuno degli altri tre sembrò sorpreso da quella dichiarazione. E quando il sole si alzò completamente sopra i tetti di Fondovalle, illuminando una città che aveva imparato, a caro prezzo, il valore del coraggio condiviso, quattro estranei diventati famiglia si concessero finalmente, dopo settimane di battaglie e sacrifici, un momento di pace pienamente meritata.

FINE

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Grazie per aver seguito “Il Rintocco di Fondovalle” fino alla sua conclusione. Le avventure di Dorian, Valeria, Krag ed Elara a Fondovalle si concludono qui ma chissà quali altre ombre attendono, in qualche angolo dimenticato del mondo, il ritorno di questa improbabile ma indomabile famiglia di eroi.