Il Rintocco di Fondovalle
Capitolo 8: Lady Corvale
Nei giorni successivi alla cripta allagata, Fondovalle sembrò scivolare in una tensione sottile ma inconfondibile il tipo di tensione che Dorian aveva imparato, ormai, ad associare esclusivamente a cattive notizie.
«La Guardia Cittadina ha ignorato tre segnalazioni separate questa settimana» disse Elara, sfogliando pagine di appunti raccolti da fonti diverse con la meticolosità di chi costruisce un caso legale più che un semplice resoconto. «Persone scomparse, rumori sospetti vicino al porto, persino un testimone che giura di aver visto qualcuno “camminare sui muri” come se fosse normale. Tutto ignorato. Sistematicamente.»
«Sistematicamente» ripeté Valeria, il tono che tradiva quanto trovasse quella parola particolarmente inquietante. «Non è negligenza casuale. È una scelta deliberata.»
«Il Borgomastro Venn?» chiese Krag, la voce carica del sospetto istintivo che riservava, ormai, a chiunque avesse potere e lo usasse per proteggere sé stesso invece che la propria gente.
«Forse» disse Dorian, «o forse qualcuno che ha il Borgomastro in pugno senza che nemmeno lui se ne renda pienamente conto. Il potere corrotto raramente ammette a sé stesso di essere corrotto. Preferisce credersi semplicemente… pragmatico.»
Il Capitano Congedato
Fu un messaggio anonimo, recapitato alla locanda da un ragazzino che scomparve prima che chiunque potesse interrogarlo, a condurli verso il loro prossimo passo: un incontro, all’imbrunire, in un vicolo defilato vicino ai magazzini del porto.
L’uomo che li attendeva aveva il portamento rigido di chi era stato, un tempo, abituato al comando e l’amarezza sottile di chi quel comando lo aveva perso ingiustamente.
«Rowan Ashe» si presentò, la voce bassa nonostante l’assenza apparente di ascoltatori indesiderati. «Ex capitano della Guardia. Congedato per “insubordinazione”, il che è un modo elegante per dire che ho fatto troppe domande scomode.»
«Domande su cosa, esattamente?» chiese Valeria, la fiducia professionale che si mescolava a una cautela ben giustificata non era la prima volta, dopotutto, che un informatore inaspettato si rivelava tutt’altro che affidabile.
«Su chi, nel Consiglio, blocca sistematicamente ogni proposta di rafforzare i pattugliamenti notturni» disse Rowan, l’amarezza che affiorava chiaramente nella sua voce. «Un nome, in particolare, ricorre più di ogni altro. Lady Miren Corvale.»
L’Udienza
Ottenere un’udienza con Lady Corvale si rivelò, sorprendentemente, il passo più facile dell’intera indagine la nobile, apparentemente ansiosa di dimostrare pubblicamente la propria disponibilità a “collaborare con la comunità”, li ricevette nel proprio salotto con un sorriso che Dorian trovò immediatamente sospetto per la sua perfezione quasi meccanica.
«Capisco le vostre preoccupazioni» disse Lady Corvale, versando tè con movimenti fluidi e precisi, «ma vi assicuro che la situazione è sotto controllo. Fondovalle non ha bisogno di eroi che seminano il panico tra i cittadini onesti.»
Qualcosa nel suo sguardo, notò Dorian con crescente disagio, sembrava… assente. Come se le parole uscissero da lei senza passare attraverso una vera convinzione personale.
«Con tutto il rispetto, mia signora» disse Valeria, la voce che manteneva un tono rispettoso mentre gli occhi scrutavano attentamente ogni sfumatura dell’espressione della nobildonna, «le sparizioni continuano. Come può essere “sotto controllo” qualcosa che continua a mietere vittime?»
Per un istante breve, quasi impercettibile, ma abbastanza lungo perché Valeria lo notasse con la certezza di chi ha imparato a riconoscere i segni della manipolazione arcana l’espressione di Lady Corvale vacillò, come se una parte di lei stesse lottando contro parole che non sentiva del tutto proprie.
«Sotto controllo» ripeté, quasi meccanicamente, prima che il sorriso tornasse al proprio posto con innaturale rapidità. «Vi assicuro.»
Il Sospetto di Valeria
Fu solo dopo aver lasciato la villa di Lady Corvale, camminando lungo le vie ormai imbrunite di Fondovalle, che Valeria condivise ciò che aveva notato.
«Non stava mentendo consapevolmente» disse, la fronte corrugata in una concentrazione che tradiva quanto la cosa la disturbasse profondamente. «O meglio stava mentendo, ma non credo fosse una menzogna che avesse scelto lei stessa di dire.»
«Dominazione mentale» disse Elara, gli occhi che si illuminavano dell’eccitazione analitica che riservava sempre ai problemi arcani complessi, mescolata questa volta a una preoccupazione genuina. «Un incantesimo persistente, probabilmente rinnovato periodicamente da chi lo ha lanciato. Spiegherebbe l’incoerenza tra le sue parole e ciò che sembra realmente provare.»
«Quindi non è colpevole» disse Krag, la voce che tradiva un sollievo cauto l’idea di punire una vittima innocente, per quanto le sue azioni avessero causato danni concreti, sembrava sedersi male con il suo senso personale di giustizia.
«Non del tutto» corresse Dorian, pensieroso. «Ma qualcuno, da qualche parte, la sta usando come marionetta. E quel qualcuno ha bisogno di lei per uno scopo preciso: mantenere il Consiglio paralizzato mentre… qualunque cosa stia realmente accadendo, continua indisturbata.»
Le Guardie Corrotte
Grazie alle informazioni di Rowan Ashe, il gruppo riuscì a identificare due guardie cittadine il cui comportamento recente destava sospetti concreti pattuglie inspiegabilmente saltate, segnalazioni ignorate senza giustificazione plausibile, un tenore di vita improvvisamente migliorato senza fonte apparente.
L’interrogatorio che seguì, condotto principalmente da Krag con un’intimidazione fisica che richiedeva sorprendentemente poche parole, e rifinito da Dorian con la persuasione più sottile che il barbaro semplicemente non possedeva nel proprio repertorio, rivelò un pattern inquietante.
«Riceviamo ordini e denaro» ammise la prima guardia, il volto pallido di terrore misto a un residuo di vergogna, «da un intermediario. Si fa chiamare solo “la Dama Grigia”. Non l’abbiamo mai vista in pieno giorno. Solo di notte, e mai per più di pochi minuti.»
«”La Dama Grigia”» ripeté Dorian, il nome che gli lasciava un retrogusto amaro di presentimento. «Suona sospettosamente simile a qualcuno che ci ha già fatto una piccola visita vocale nelle catacombe.»
«Ysolde» disse Valeria, il nome che pesava nell’aria con la stessa gravità inquietante con cui era stato pronunciato per la prima volta.
Una Trappola Ben Congegnata
Organizzare un incontro o meglio, un’imboscata con la misteriosa “Dama Grigia” richiese giorni di preparazione paziente, coordinare orari con le guardie corrotte senza destare sospetti, scegliere un luogo che offrisse loro un minimo vantaggio tattico contro un avversario di cui conoscevano solo la voce e la reputazione crescente di letalità.
«Sapete» disse Dorian, la sera prima dell’incontro programmato, affilando il proprio fioretto con una cura meticolosa che tradiva più nervosismo di quanto volesse ammettere, «c’è una parte di me piccola, probabilmente irrazionale che si chiede se non stiamo semplicemente camminando dritti verso la sua trappola, invece che tendere la nostra a lei.»
«Probabile» disse Krag, con la franchezza brutale che lo caratterizzava. «Ma l’alternativa è aspettare che lei scelga il momento. Preferisco scegliere io, anche se sbagliato.»
«Un’ottima filosofia di vita» commentò Dorian, «per quanto terrificante detta ad alta voce la notte prima di affrontare una vampira letale.»
Valeria, che aveva passato l’ultima ora in silenziosa preghiera, alzò infine lo sguardo con un’espressione che mescolava determinazione e un residuo di paura onestamente ammessa. «Qualunque cosa accada domani» disse, «voglio che sappiate che sono grata di affrontarla con voi tre, piuttosto che da sola.»
Ci fu un momento di silenzio inaspettatamente sincero il tipo di momento che nessuno dei quattro, poche settimane prima, avrebbe mai immaginato di condividere con degli sconosciuti conosciuti in una forgia buia.
«Be’» disse infine Dorian, rompendo la tensione con il tempismo di chi ha sempre bisogno di alleggerire i momenti troppo seri, «visto che siamo tutti sentimentali stasera, lasciate che vi dica: siete decisamente la banda di disadattati più improbabile con cui abbia mai avuto la fortuna di rischiare la vita.»
«Prendo quella come una dichiarazione d’affetto» disse Elara, con un sorriso che tradiva quanto, effettivamente, lo fosse.
«Prendila come vuoi» rispose Dorian. «Ma domani, cerchiamo tutti di restare vivi abbastanza da discuterne ancora.»
Fuori, oltre le finestre della locanda, Fondovalle si preparava a un’altra notte di apparente normalità ignara che, in un cortile abbandonato dietro i magazzini del porto, quattro estranei diventati compagni stavano per affrontare la prima vera prova della propria capacità di sopravvivere a ciò che li attendeva.
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Continua nel Capitolo 9: “La Dama Grigia”
