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HELLPITLa fortezza degli avventurieri

Aventure a Fondovalle

Il Rintocco di Fondovalle Capitolo 12: Il Corridoio delle Ossa Parlanti

Il Rintocco di Fondovalle

Capitolo 12: Il Corridoio delle Ossa Parlanti

La scalinata a chiocciola scendeva ben oltre quanto la logica strutturale della Torre dell’Astronomo avrebbe dovuto permettere, i gradini di pietra che si facevano progressivamente più freddi e più umidi a ogni passo, illuminati da un tenue bagliore verdastro proveniente da funghi luminescenti che crescevano lungo le pareti scavate nella roccia viva.

«Sapete» disse Dorian, la voce che tentava di mantenere un tono leggero nonostante il crescente disagio che gli stringeva lo stomaco, «inizio a notare un pattern preoccupante nella nostra vita recente. Ogni volta che scendiamo una scalinata, le cose peggiorano drasticamente.»

«Statisticamente accurato» confermò Elara, il taccuino ormai riposto in favore di entrambe le mani libere per qualunque incantesimo si rendesse necessario. «Ma statisticamente irrilevante, considerando che non abbiamo altra scelta se non continuare a scendere.»

«Non ho detto che avremmo dovuto fermarci. Ho detto solo che ho notato il pattern.»

Il canto lontano che li aveva accompagnati dalla biblioteca si fece progressivamente più distinto, un mormorio in una lingua morta da secoli che sembrava provenire da ogni direzione simultaneamente, come se le pietre stesse delle catacombe lo custodissero nella propria memoria.

Il Dominio di Voss

«Siamo nel suo territorio, ora» disse Valeria, la voce bassa mentre il gruppo raggiungeva finalmente il fondo della scalinata, un corridoio ampio le cui pareti erano incastonate con migliaia di ossa disposte in schemi che avevano smesso, tempo addietro, di essere semplicemente decorativi.

Il sussurro collettivo che permeava l’aria frammenti di preghiere dimenticate, echi di voci morte da tempo immemore fece rabbrividire persino Krag, abituato ormai a orrori ben più tangibili.

«Non mi piace» disse il barbaro, l’ascia stretta con una fermezza che tradiva più disagio di quanto le sue parole lasciassero trasparire. «Le ombre della mia tribù sussurravano così, prima di attaccare.»

«Confortante» commentò Dorian, ma il tono scherzoso suonava più fragile del solito, l’atmosfera stessa del corridoio che sembrava scoraggiare qualunque tentativo di leggerezza genuina.

Fu allora che le ossa incastonate nelle pareti iniziarono a muoversi.

Il Corridoio si Anima

Quattro forme scheletriche si staccarono dalle pareti con un suono di ossa che si assestavano in configurazioni innaturalmente coordinate, gli occhi vuoti che brillavano di una luce necrotica fredda mentre impugnavano spade corte arrugginite ma ancora letali.

«Formazione!» gridò Valeria, il simbolo solare già in mano mentre il gruppo si disponeva istintivamente secondo la coreografia di battaglia ormai familiare Krag in prima linea, Valeria pronta a intervenire dove necessario, Elara arretrata per gli incantesimi a distanza, Dorian pronto a sfruttare qualunque apertura si presentasse.

«Quattro contro quattro» disse Dorian, sguainando il fioretto con un sorriso che tentava, con successo parziale, di recuperare parte della propria consueta bravata. «Sembra quasi equo, per una volta.»

«Gli scheletri non sanno cosa significhi “equo”» disse Valeria, deviando il primo affondo con lo scudo in un movimento che fece scintillare metallo contro osso. «Combattono finché non vengono distrutti. Nessuna paura, nessuna esitazione.»

«Ancora più confortante» commentò Dorian, parando un fendente con una precisione che aveva ormai raffinato attraverso settimane di combattimenti sempre più impegnativi.

Il combattimento procedette con un ritmo quasi meccanico gli scheletri, per quanto numericamente pareggiati, mancavano della ferocia imprevedibile dei ghoul o della strategia calcolata di Ysolde, cadendo uno alla volta sotto la combinazione ormai collaudata di forza, magia e precisione tattica del gruppo.

«Bene» ansimò Dorian, ripulendo il fioretto mentre l’ultimo scheletro si accasciava in un mucchio di ossa disarticolate. «Direi che ci siamo scaldati per quello che ci aspetta più avanti.»

«Non dirlo ad alta voce» disse Elara, con una superstizione insolita per lei. «Suona esattamente il tipo di frase che precede qualcosa di molto peggio.»

Il Passaggio Nascosto

Fu durante il combattimento, con quella particolare attenzione ai dettagli che sembrava non abbandonarla mai nemmeno nel mezzo del caos, che Valeria notò un pannello osseo leggermente disallineato rispetto al resto della parete.

«Qui» disse, indicandolo dopo che l’ultimo scheletro era caduto. «C’è qualcosa dietro.»

Krag, con la forza bruta che rappresentava sempre la soluzione più diretta ai problemi strutturali, rimosse il pannello rivelando una piccola nicchia nascosta, contenente monete antiche e con sorpresa generale un piccolo diario rilegato in pelle scura, chiaramente più recente degli altri artefatti incontrati fino a quel momento.

«Appartiene a qualcuno che è passato di qui recentemente» osservò Elara, sfogliando le pagine con la consueta curiosità professionale. «Non Voss. La calligrafia è diversa. Più… disperata.»

«Un altro dei suoi seguaci?» chiese Dorian.

«Forse» rispose Elara, richiudendo il diario con un’espressione pensierosa. «O forse qualcuno che ha cercato di documentare ciò che stava accadendo qui sotto, prima che gli succedesse qualcosa di terribile. Il diario si interrompe bruscamente a metà frase.»

Nessuno commentò ulteriormente. Non c’era bisogno di spiegare cosa, probabilmente, fosse successo all’autore di quelle pagine incompiute.

La Fossa dei Ghoul

Proseguendo lungo il corridoio, il gruppo raggiunse un’apertura che si allargava su una fossa naturale, profonda diversi metri, il cui fondo era ricoperto di resti semi-divorati che rendevano l’aria stessa quasi irrespirabile per il tanfo.

«Oh, magnifico» disse Dorian, portandosi istintivamente una mano al naso. «Proprio ciò che mancava alla nostra collezione di orrori olfattivi.»

Dal buio sottostante, decine di piccoli occhi rossi si accesero simultaneamente, seguiti da un ringhio collettivo che fece gelare il sangue a tutti e quattro.

«Ghoul» disse Valeria, la voce tesa. «Molti. Più di quanti ne abbiamo affrontati finora insieme.»

Una figura più grande, più intelligente nell’espressione rispetto alle altre, emerse dalla fossa con movimenti calcolati che tradivano una ferocia diretta da una mente ancora capace di strategia, per quanto corrotta e famelica.

«Un ghast» disse Elara, la voce che tradiva un misto di terrore accademico e apprensione pratica. «Una versione più evoluta e pericolosa dei ghoul normali. Comanda il branco.»

«Fantastico» disse Dorian. «Un generale dei mostri divoratori di carne. Esattamente il tipo di promozione professionale che speravo di evitare oggi.»

Combattimento sul Bordo dell’Abisso

Lo scontro che seguì si rivelò tra i più pericolosi affrontati fino a quel momento non solo per la forza combinata del ghast e dei suoi ghoul subordinati, ma per la natura stessa del terreno: una stretta sporgenza attorno alla fossa, dove un passo falso significava una caduta rovinosa direttamente tra le fauci di ciò che li attaccava.

«Attenti al bordo!» gridò Valeria, deviando l’assalto di un ghoul con lo scudo mentre teneva d’occhio contemporaneamente la posizione precaria di tutti i suoi compagni.

Krag, spinto pericolosamente vicino al precipizio da un colpo particolarmente forte del ghast, si aggrappò a una sporgenza rocciosa con la forza bruta che gli aveva permesso di sopravvivere a situazioni ben peggiori nel corso degli anni.

«Un po’ di aiuto sarebbe apprezzato!» ruggì, mentre il ghast tentava un secondo assalto per finire ciò che aveva iniziato.

Fu Dorian, muovendosi con una precisione quasi disperata lungo il bordo stretto, a intervenire non con la forza, che gli mancava contro un avversario di quella stazza, ma con l’agilità che rappresentava da sempre il suo vero talento. Si infilò tra Krag e il ghast con un movimento fluido, il fioretto che tracciava un arco preciso che costrinse la creatura ad arretrare quel tanto che bastava perché Krag recuperasse l’equilibrio.

«Debito saldato» ansimò Dorian, «per quella volta che mi hai salvato dai cultisti alla villa.»

«Non contavo debiti» ringhiò Krag, tornando immediatamente all’attacco con rinnovata ferocia.

«Be’, io sì. Mi tengono organizzato.»

Elara, nel frattempo, concentrava i propri attacchi arcani specificamente sul ghast, riconoscendo correttamente che eliminare la mente tattica del branco avrebbe disorganizzato l’intero assalto rimanente. Una sequenza di dardi di forza pura, lanciati con precisione chirurgica, colpì la creatura ripetutamente fino a farla vacillare pericolosamente sul bordo della fossa stessa.

Fu Valeria, con un ultimo, potente atto di fede canalizzata attraverso il proprio simbolo solare, a infliggere il colpo decisivo una luce che bruciò letteralmente il ghast dall’interno, la creatura che crollò con un urlo che si spense rapidamente mentre precipitava nella propria stessa fossa, portando con sé, nella caduta, la coordinazione dei ghoul rimanenti.

I ghoul superstiti, privati della loro guida, si dispersero rapidamente nell’oscurità sottostante, preferendo la fuga a un confronto diretto senza più la propria leadership.

Riprendere Fiato

«Bene» disse Dorian, allontanandosi cautamente dal bordo della fossa con un sollievo che non tentò minimamente di nascondere. «Direi che meritiamo davvero una pausa, questa volta.»

«Non ancora» disse Krag, la voce tesa mentre annusava di nuovo l’aria circostante. «C’è dell’altro, più avanti. E questa volta…» Si interruppe, il volto che si contraeva in un’espressione che nessuno degli altri tre aveva ancora imparato a interpretare completamente.

«Questa volta cosa?» chiese Valeria.

«Questa volta» disse Krag lentamente, «riconosco l’odore. È lei. La Dama Grigia. E questa volta, non credo abbia intenzione di scappare di nuovo.»

Il silenzio che seguì fu carico di una tensione diversa da qualunque altra sperimentata finora non paura dell’ignoto, questa volta, ma la consapevolezza specifica e ineluttabile di ciò che li attendeva.

«Bene» disse Dorian, dopo un lungo momento, la voce che recuperava un briciolo di determinazione nonostante la stanchezza crescente. «Allora direi che è ora di finire ciò che abbiamo iniziato con lei, una volta per tutte.»

Nessuno degli altri tre trovò la forza o la volontà di contraddirlo, mentre si preparavano a proseguire verso l’ultimo, decisivo scontro prima della soglia stessa del santuario di Lord Voss.

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Continua nel Capitolo 13: “La Resa dei Conti”